L’amministratrice sottraeva il denaro a malati e anziani che doveva tutelare

Mercoledì 22 Luglio 2020 di Luigi Benelli
L’amministratrice sottraeva il denaro a malati e anziani che doveva tutelare

PESARO Accusata di aver sottratto denaro a persone non autosufficienti che avrebbe dovuto tutelare. Condannata a Trieste, condanna bis anche a Pesaro. Rosaria Bonuso, 57 anni, amministratrice di sostegno di Vicenza, era stata arrestata per peculato, con l’accusa di aver rubato in totale 92mila euro a due degli anziani che assisteva. Un’inchiesta nata nel 2016 e che ha portato a una prima condanna a Trieste a 3 anni e 4 mesi. Ma il suo metodo sarebbe stato perpetrato anche a Pesaro dove la donna assisteva persone malate o con minorate capacità. Motivo per cui all’epoca gli inquirenti chiesero alle famiglie di verificare se ci fossero stati ammanchi.

 
E sette di loro hanno confermato le sottrazioni. Ieri è arrivata una nuova sentenza in tribunale a Pesaro, con rito abbreviato. L’avvocatessa Simona Agostini e i legati Roberto Tonti e Claudia Falabella rappresentano le parti civile delle persone offese: sarebbero stati sottratti circa 36 mila alle 7 vittime, tra prelievi dai conti correnti o dai libretti postali. Casi da 500 euro, ma anche 3700 euro, 9400, 4000 euro, 7400 e 10.500 euro tutti nel 2016. Ogni vittima un ammanco diverso. La donna era accusata quindi di peculato aggravato dalla minorata difesa delle vittime, ignare di tutto. A far partire l’attività investigativa erano state le denunce presentate dai familiari di due triestini affetti da deficit cognitivi. Dopo aver scoperto che i propri cari non ricevevano neppure i soldi per comprarsi da mangiare e da vestire, i parenti avevano revocato l’incarico alla vicentina e nominato dei nuovi amministratori. In base agli elementi raccolti, gli investigatori hanno contestato alla donna di aver distratto circa 71 mila euro al primo assistito, nel periodo compreso tra il febbraio del 2013 e la metà del 2015, e altri 22 mila al secondo. All’epoca il giudice aveva disposto che l’indagata rimanesse ai domiciliari, salvo poi aggravare la misura perché la vicentina è uscita dalla propria abitazione. Si sarebbe recata in banca a Mantova.

Per la difesa della donna i soldi sarebbero stati usati per far fronte ai bisogni dei propri assistiti. E la donna si sarebbe recata nell’istituto di credito soltanto per eseguire delle operazioni a favore di uno dei suoi assistiti. Ieri il pubblico ministero ha chiesto 10 mesi in continuazione alla condanna già espressa dal tribunale di Trieste. Ma il giudice non ha riconosciuto la continuità e ha condannato la donna a 5 anni, con l’interdizione dai pubblici uffici. Per lei anche la confisca di 47 mila euro e la condanna a risarcire le vittime.

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