L’allarme dei sindacati: «Lavoro, bomba pronta a esplodere con la primavera»

Giovedì 14 Gennaio 2021 di Luigi Benelli
L’allarme dei sindacati: «Lavoro, bomba pronta a esplodere con la primavera»

PESARO  - Oltre 5000 contratti bruciati in un anno, lavoro grigio e correttivi. I sindacati riflettono sui numeri del centro per l’impiego di Pesaro. Alla fine del 2020 i disoccupati erano 11.303 contro i 10.448 del 2019. Quanto ai nuovi contratti si passa dai 26.775 del 2019 ai 21.334 del 2020. «Sono dati negativi – spiega Roberto Rossini segretario Cgil – uscivamo da un periodo di crisi e la pandemia ha ingenerato effetti negativi. Chi ne ha fatto le spese sono lavoratori precari del turismo ma anche della manifattura». 

 

 


Prosegue Rossini: «Le aziende si trovano in condizioni di incertezza e non programmano perché non sanno cosa potrà accadere nei prossimi mesi. Con l’export fermo non pensano ad assumere. Il mercato del lavoro è cambiato ed è cresciuto il precariato e ne hanno fatto le spese. Gli ammortizzatori sociali hanno evitato conseguenze anche nei contratti più stabili, ma con la fine del blocco di licenziamento, ci sarà un grande contraccolpo. Siamo preoccupati perché dal confronto coi datori di lavoro e associazioni delle realtà produttive, emerge come diversi attori taglieranno personale. Non avremo casi eclatanti ma tanti piccoli casi che produrranno un grande impatto nel mantenimento dei livelli occupazionali. Questo vale per il tessile, legno, metalmeccanica, servizi e ovviamente turismo. Qui registriamo cali della produzione e cali degli ordinativi». 


Ecco allora che nel 2020 sono stati fatti 5400 contratti in meno. Quelli a tempo indeterminato sono stati 1863 contro 2.473 dell’anno prima. Il tempo intermittente ha registrato 4238 contratti nel 2020 contro i 6261 dell’anno prima. I Cococo sono stati 565 mentre quelli a tempo determinato sono la maggioranza con 11.686 contro i 13.459 dell’anno precedente. «Entro il 31 gennaio come sindacati riceviamo le notifiche delle aziende che hanno richiesto contratti di somministrazione – spiega Maurizio Andreolini, segretario Cisl – se nel 2019 si registravano picchi di lavoro che necessitavano di assunzioni, ora abbiamo almeno un 70% in meno di richieste. E vale anche per la manifattura. È lo specchio di quanto accade in provincia. Sicuramente ci sono delle fette di lavoro grigio dove dei part time vengono trasformati in tempi pieni con pagamenti fuori busta o situazioni simili. Ma viviamo in una bolla e in primavera sapremo quali saranno i reali effetti della pandemia. Quello che serve è una ripartenza dei cantieri, degli investimenti che possano far avviare lavori in edilizia e a cascata su tutti i segmenti economici. I fondi europei potranno segnare una fase di recupero e sviluppo».

Paolo Rossini, segretario della Uil nota come «tanti lavoratori oggi sono nell’incertezza perché se a fine anno i contratti venivano interrotti per essere ripresi a gennaio, oggi abbiamo schiere di persone in attesa. Così cala l’occupazione, serve un nuovo impulso all’economia del territorio».


C’è un ultimo aspetto, la cassa integrazione. Silvia Cascioli, del patronato Cgil parla a questo proposito di una «calma apparente prima della tempesta di primavera. Oggi le persone ci chiedono soprattutto se ci saranno altri bonus nei prossimi decreti. Tanti contratti sono già scaduti e anche la cassa integrazione è un problema. Ci sono artigiani che devono percepire i fondi Fsba di ottobre, novembre e dicembre. Parliamo -. evidenzia - di una platea di 7-8000 lavoratori indietro con gli stipendi».


Per poi concludere: «E’ un momento difficile e siamo particolarmente preoccupati. Parliamo di un contesto di mancati rinnovi di contratti che possono generare lavoro nero, senza tutele e diritti di persone disperate in cerca comunque di uno stipendio per andare avanti». 

 

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