Ospedali ancora in sofferenza. L'assessore regionale Baldelli: «Questo modello è inadeguato»

Mercoledì 10 Marzo 2021 di Lorenzo Furlani
L'assessore regionale dall'edilizia sanitaria Francesco Baldelli

PESARO - Zona rossa con limitazioni agli spostamenti individuali, ospedali in sofferenza con progressiva saturazione delle aree Covid e compressione delle altre prestazioni, crisi dei pronto soccorso con sospensione o ritardi degli accessi delle ambulanze del 118. Ora accade tutto questo come già un anno fa.

 

Si è spostato il focolaio
L’unica differenza è che l’ultima misura d’emergenza, che segna l’allarme rosso del sistema ospedaliero marchigiano, non riguarda l’azienda ospedaliera Marche Nord di Pesaro bensì l’azienda Ospedali riuniti di Torrette di Ancona. Il cambiamento segue lo spostamento del focolaio principale delle infezioni di coronavirus e dimostra quanto la situazione si sia aggravata perché il deficit organizzativo investe, con un potenziale effetto domino su altre strutture, l’ospedale regionale di alta specialità e perché, appunto, è passato un anno dall’insorgenza dell’epidemia che aveva colto tutti di sorpresa, un periodo che avrebbe dovuto essere speso per affinare la risposta sanitaria e rendere più efficiente il sistema regionale.

«Non c’è stato il cambio di passo che era necessario nel contrastare la pandemia - sottolinea l’assessore all’edilizia sanitaria, Francesco Baldelli -. Il modello sanitario che ora va in affanno è sostanzialmente lo stesso di un anno fa: bisogna cambiarlo se vogliamo tutelare con più efficacia il diritto alla salute. I governi nazionali non hanno avuto la forza in un anno di modificare le regole di ingaggio, nonostante il ministro della salute l’avesse annunciato».

L'indirizzo politico
La questione, che politicamente corrisponde alla linea di indirizzo deliberata dalla giunta e dal consiglio regionali sulla scia della campagna elettorale per accantonare il modello degli ospedali unici, diventa urgente sul piano amministrativo ora che il governatore Acquaroli ha imposto ulteriori restrizioni sociali (ultime le zone rosse nelle province pesarese e fermana) per contenere il virus e non compromettere la tenuta del sistema ospedaliero.

«Abbiamo assunto la guida della Regione quando c’era già la pandemia (alla fine del settembre 2020 iniziava la seconda ondata, ndr) - spiega l’assessore Baldelli - e finora non è stato possibile attuare un cambiamento in corsa. Ma è proprio la pandemia che ci costringe a rivedere il modello organizzativo, che si rivela inadeguato, con un cambiamento che richiede risposte sia locali sia nazionali».

Per centrare il focus bastano pochi dati, che si possono ricavare dall’ultimo rapporto sull’impatto del Covid-19 sulla mortalità dell’intero 2020 elaborato congiuntamente dall’Istituto nazionale di statistica e dall’Istituto superiore di sanità. In provincia di Pesaro Urbino - 16esima provincia italiana per incremento della mortalità per l’iniziale focolaio di Pesaro, il quinto più grave tra i comuni capoluogo dopo quelli di Bergamo, Cremona, Piacenza e Lodi - nel 2020 sono morti 5.043 residenti con un incremento di 1.063 rispetto alla media dei 5 anni precedenti (nonostante un iniziale calo a gennaio e febbraio).

Mancate risposte del sistema
Di questo aumento 727 decessi sono stati attribuiti, in dieci mesi, al Covid-19, i restanti 336 (36,1% dell’incremento e 46,2% dei morti Covid) sono vittime indirette del virus, rispetto alle quali è più evidente l’inadeguatezza del sistema sanitario che non ha saputo identificare e quindi trattare eventuali positivi e non ha saputo curare nei tempi e con le modalità consuete i malati di altre patologie.

«Dobbiamo potenziare i servizi territoriali per la presa in carico dei pazienti - scandisce l’assessore Baldelli -. E i malati di Covid a casa non possono essere trattati solo con la Tachipirina come ha già sentenziato il Tar del Lazio. Ci sono esperienze pilota in altri parti del Paese come in Piemonte. Occorre che il Ministero della salute aggiorni i protocolli per le cure domiciliari, il collega Saltamartini da tempo insiste per percorrere nuove strade».

«Servono ospedali filtro»
«Dobbiamo potenziare i servizi territoriali per la presa in carico dei pazienti - scandisce l’assessore Baldelli -. E i malati di Covid a casa non possono essere trattati solo con la Tachipirina come ha già sentenziato il Tar del Lazio. Ci sono esperienze pilota in altri parti del Paese come in Piemonte. Occorre che il Ministero della salute aggiorni i protocolli per le cure domiciliari, il collega Saltamartini da tempo insiste per percorrere nuove strade»E servono, oltre a presidi dell’urgenza, ospedali decentrati sul territorio - precisa l'assessore all'edilizia sanitaria - che fungano da filtro rispetto ai centri ospedalieri più importanti, che in questo modo possono concentrarsi sull’alta complessità o sull’emergenza. Bisogna lavorare a questa riorganizzazione, come abbiamo iniziato a fare, con il servizio edilizia e con l’assessore regionale alla sanità e i servizi da lui coordinati. Occorre personale e le strutture devono essere a norma. Perciò è necessario porre la questione con il governo nazionale per maggiori finanziamenti e per la modifica del decreto ministeriale 70. In campagna elettorale chi era ed è tuttora al governo del Paese aveva promesso di cambiare quei parametri di riferimento ma adesso non se ne parla più». 

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