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Mobilità ospedaliera, fuga dei pazienti verso l'Emilia Romagna: per ortopedia una minore complessità dei casi

Mobilità ospedaliera, fuga dei pazienti verso l'Emilia Romagna: per ortopedia una minore complessità dei casi
Mobilità ospedaliera, fuga dei pazienti verso l'Emilia Romagna: per ortopedia una minore complessità dei casi
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Martedì 9 Agosto 2022, 05:20 - Ultimo aggiornamento: 10 Agosto, 08:15

PESARO - Lo studio dei flussi di mobilità passiva ospedaliera, nelle intenzioni della giunta regionale che l’ha commissionato all’università Politecnica delle Marche in collaborazione con l’Agenzia sanitaria regionale, è finalizzato a fondare la riorganizzazione dei servizi sanitari sui reali fabbisogni di salute della popolazione.

Fabbisogni che dovranno essere soddisfatti in futuro dalla sanità marchigiana per recuperare le risorse del saldo passivo regionale della mobilità ospedaliera, pari a 25,9 milioni di euro come media degli ultimi 5 anni, che sale a 33,3 milioni in provincia di Pesaro Urbino - valore limite delle Marche -, secondo l’impegno del presidente della Regione Francesco Acquaroli e dell’assessore alla salute Filippo Saltamartini espresso anche a Pesaro in occasione dell’incontro con il personale dell’azienda ospedaliera Marche Nord. 

Le disfunzioni provinciali

Con questo scopo è stato predisposto il riassetto aziendale del servizio sanitario regionale, che sarà particolarmente radicale in questo territorio dove l’istituzione di un’azienda sanitaria su base provinciale dotata di personalità giuridica (l’Ast), che sostituirà dal primo gennaio prossimo l’azienda unica regionale articolata in Aree vaste, si accompagnerà alla cancellazione dopo 28 anni dell’azienda ospedaliera pesarese (prima San Salvatore dal 1995, poi Marche Nord dal 2011 con l’accorpamento del Santa Croce di Fano). Un’organizzazione aziendale che ha reso più difficile nei distretti di Pesaro e Fano l’integrazione tra le sanità territoriale (gestita dall’Area vasta 1) e ospedaliera, come hanno testimoniato nella recente audizione in Regione gli stessi direttori dell’Area vasta 1 e dell’azienda Marche Nord, e che ha portato, tra l’altro, per lo sviluppo dei servizi e dei singoli percorsi professionali, a disperdere l’esperienza della cosiddetta scuola di ortopedia dell’ospedale di Fano, diretta da Carlo Cormio, che per qualche decennio alla fine del Novecento fu un’eccellenza marchigiana formando anche sei primari.

I dati più significativi

Evidentemente non casuali bensì molto significativi sono i seguenti dati: il 25% della mobilità passiva ospedaliera delle Marche, pari in totale a 114 milioni di euro (media annuale del quinquennio 2017-2021), è rappresentato da interventi dell’area ortopedica, il 59% dei pesaresi che sono stati ricoverati per interventi di tipo ortopedico traumatologico nel 2019 (anno preso come riferimento perché l’ultimo pre pandemia) ha scelto ospedali fuori regione e di questo grande flusso in uscita dalla provincia il 90% si è indirizzato verso l’Emilia Romagna, regione che assorbe complessivamente il 50% dei ricoveri extra regionali dei marchigiani e il 79% di quelli dei pesaresi. Importante sarà, secondo l’altro impegno più volte dichiarato da Saltamartini, mantenere le specialità di secondo livello implementate negli ospedali di Marche Nord (come cardiologia interventistica, neurochirurgia, neuropsichiatria infantile, radioterapia oncologica, ematologia con il centro trapianti, chirurgia toracica, breast unit e stroke unit) ma soprattutto bisognerà rimediare alla fuga dai distretti sanitari di Pesaro e Fano dei 7.226 residenti che nel 2019 sono stati ricoverati fuori regione a fronte di 1.438 pazienti non marchigiani che hanno scelto per la degenza Marche Nord: una voragine per la mobilità ospedaliera regionale.

Le diagnosi più ricorrenti

L’analisi dell’università Politecnica osserva che i ricoveri fuori regione hanno una complessità superiore alla media perché costituiscono il 36% dei casi totali ma il valore in euro dei relativi Drg (raggruppamenti omogenei di diagnosi utilizzati per remunerare l’attività ospedaliera) corrisponde al 43% della mobilità passiva. D’altro canto, la stessa Politecnica osserva che nell’area ortopedico traumatologica si registra una minore complessità delle diagnosi principali di ricoveri per i Drg in mobilità passiva. Riguardo al Drg denominato “sostituzione articolazioni maggiori o reimpianto degli arti inferiori” le due diagnosi di artrosi localizzata primaria di ginocchio e anca rappresentano il 90% del totale mentre per il Drg “interventi sul piede” la diagnosi dell’alluce valgo acquisito ricorre nel 62% dei casi.

Gli interventi prevalenti

Lo studio dell’università Politecnica mette in evidenza che le strutture pubbliche hanno erogato solamente il 16% dei ricoveri in mobilità passiva per l’area ortopedica del 2019 (prima della pandemia) su un totale di 5.234 ricoveri presi in esame (pari all’80% del volume dei ricoveri in mobilità passiva per i Drg statisticamente significativi). Di questa percentuale il 10% è localizzato in Emilia Romagna e il 6% in Umbria: in Emilia Romagna i ricoveri pubblici sono stati erogati dall’istituto ortopedico Rizzoli di Bologna e dall’ospedale Cervesi di Cattolica, in Umbria per il 70% dall’ospedale di Perugia.

I 4.402 ricoveri in strutture private sono stati erogati per il 67% in Emilia Romagna, il 9% in Lombardia e il 6% in Umbria. Oltre il 90% del totale dei ricoveri nelle strutture private dell'Emilia Romagna è concentrato in 5 strutture private (su 12 rilevate nell’analisi): Casa di cura Montanari di Morciano di Romagna (Rn), Villa Maria Cecilia Hospital di Cotignola (Ra), Casa di cura Villa Maria di Rimini, Casa di cura Malatesta Novello di Cesena (Fc), Casa di cura Sol et Salus di Rimini. I maggiori flussi provengono dai cittadini residenti nell’Area vasta 1 e nell’Area vasta 2: i pesaresi scelgono in prevalenza Villa Maria Cecilia Hospital, Casa di cura Montanari, Sol et Salus.I marchigiani si rivolgono ai privati della regione al confine Nord della provincia pesarese prevalentemente per gli interventi di asportazione della cartilagine del ginocchio, sostituzione totale di ginocchio e sostituzione totale di anca.

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