Omicidio di Ismaele, Ambera condannata a 5 anni di carcere. Il suo messaggio fu una trappola, la mamma della vittima: «È troppo poco»

Ambera Saliji entra in tribunale a Urbino
Ambera Saliji entra in tribunale a Urbino
di Eugenio Gulini
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Giovedì 17 Marzo 2022, 07:40

URBINO - Ambera Saliji, a testa bassa come sempre, entrata per la porta principale del Tribunale di Urbino in mezzo a macchine fotografiche e cineoperatori, dopo la lettura della sentenza che la condannava a 5 anni per “concorso anomalo in omicidio volontario e aggravato”, è uscita da una porta secondaria. La ragazza che ha 22 anni è accusata di avere attirato in una trappola Ismaele Lulli, ucciso a 17 anni nel 2015 da Igli Meta e Marjo Mema, già condannati all'ergastolo con sentenza definitiva. La Saliji ha preferito, «comprensibilmente scossa» come ha dichiarato il suo avvocato Giovanni Chiarini, evitare taccuini e flash.

 

Nel settembre scorso, nel processo con rito abbreviato, il pm Irene Lilliu aveva chiesto una condanna a 6 anni e 8 mesi e nella sua richiesta di pena, il pm aveva previsto le attenuanti generiche che si basavano sulla collaborazione dell’imputata che non si sottrasse alle richieste del Giudice e non ha mai lasciato l’Italia. 


Le attenuanti
Tenne conto anche della giovane età, 19 anni, di Ambera all’epoca della drammatica vicenda e del fatto che non sia stata sua l’iniziativa di mandare il messaggio esca a Ismaele. Evidentemente il giudice ha tenuto conto di ulteriori attenuanti. L’udienza di ieri si è tenuta a porte chiuse. Vietato ai giornalisti e foto operatori, dal giudice in accordo con il Procuratore del tribunale feltresco, entrare persino dentro l’uscio del palazzo di giustizia. E’ stata Debora Lulli, mamma di Ismaele, assieme al avvocato Maria Cristina Ciace, uscite poco dopo le 9.30 a portare a conoscenza dei corrispondenti della condanna di Ambera a 5 anni. «Ci sono rimasta male – ha commentato a caldo – sono delusa mi aspettavo qualcosa di più. Incredibile il vuoto che toglie l’aria, chiude la gola. Gli anni di condanna sono pochi. Avessi potuto condannarla io avrei fatto diversamente ma nella vita va così anche se mio figlio, massacrato in modo disumano, non me lo restituirà nessuno. Non finirò di lottare strenuamente e come una tigre per Ismaele in qualsiasi altro ed ulteriore grado di giustizia, sia in Appello che in Cassazione. Me lo chiede Ismaele e me lo grida la mia anima. Ambera, per la sottoscritta, resta sempre la più colpevole perchè senza il suo messaggio/trappola Ismaele sarebbe ancora tra noi. Ambera andava coinvolta prima! La mia vita si è fermata a quel giorno, per me è sempre ieri ma ora, scrivetelo forte, sarà anche domani». 


La difesa
«Ritengo ancora e sono convinto che Ambera sia del tutto incolpevole. Non si sarebbe mai immaginata ciò che poi è accaduto. Quando inviò quel messaggio – rimarca l’avvocato della difesa Giovanni Chiarini – Igli Meta l’aveva tranquillizzata dicendole che voleva solo parlare con Ismaele. E’ già un segnale che il giudice Massimo Di Patria abbia dato una pena inferiore rispetto a quella richiesta dal pm. Impugnazione della sentenza? Certo. Vedremo le motivazioni della condanna che non ci aspettavamo e poi avremo 45 giorni per depositare l’atto di appello». «E’ la conferma – aggiunge Salvatore Asole, difensore di Igli Meta – che avevo ragione e che Ambera andava indagata fin dall’inizio e una serie di atti utilizzati a suo tempo non potevano essere usati. Ora si pone un problema di un carattere giurisprudenziale». 

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