La mostra di Vittorio Sgarbi su arte e potere non si tocca, la giunta di Urbino: «Non ritiriamo la delibera». Il Pd resta isolato

La mostra di Vittorio Sgarbi su arte e potere non si tocca, la giunta di Urbino: «Non ritiriamo la delibera». Il Pd resta isolato
La mostra di Vittorio Sgarbi su arte e potere non si tocca, la giunta di Urbino: «Non ritiriamo la delibera». Il Pd resta isolato
di Eugenio Gulini
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Martedì 20 Settembre 2022, 03:45 - Ultimo aggiornamento: 09:49

URBINO - Alla mozione di Pd e Viva Urbino, discussa ieri in consiglio comunale per la revoca della mostra di arte contemporanea “Arte e potere. In dialogo con Federico da Montefeltro” a cura del pro sindaco Vittorio Sgarbi e di conseguenza per il ritiro del finanziamento di 200mila euro, i voti favorevoli sono stati solamente 3, quelli dei consiglieri sottoscrittori Davide Balducci, Carolina Borgiani e Lorenzo Santi. Assente giustificato Mario Rosati. Il Pd e la lista Viva Urbino quindi sono rimasti isolati, non avendo raccolto neppure il consenso delle altre opposizioni. 

Il capogruppo del Pd Lorenzo Santi quando ha presentato la mozione ha rimarcato che «l’evento, crediamo, non sia inserito correttamente per le celebrazioni del seicentenario della nascita del Duca Federico. La cifra stanziata è considerevole e dietro tanto impegno economico non si rileva nemmeno un business plan. Secondo noi l’appuntamento produrrà poco. Molto meglio che quei soldi fossero stati inseriti per dare lavoro a qualche giovane oppure ideare un percorso culturale aprendo le porte di tutti gli oratori della città. Crediamo che questa delibera sia stata espressa con un metodo non giusto: era già tutto deciso prima che arrivasse la documentazione ai capigruppo. Sono 200mila euro stanziati sul nulla, siamo sbigottiti ed allibiti». 

L'irritazione del sindaco

Di contro l’irritazione del sindaco Maurizio Gambini: «Non abbiamo nessuna intenzione di ritirare la delibera. Sono molto contento dell’evento che si terrà in Urbino e che darà continuazione alle mostre di Palazzo Ducale e non sono sorpreso dall’atteggiamento del Pd che guarda sempre indietro ed è per questo che ci troviamo nella situazione in cui siamo. Ricordare la storia non vuole dire che non bisogna guardare avanti. Parlate di elargire contributi alle associazioni. Noi lo facciamo da un pezzo mentre voi, quando eravate alla guida della città, non avete dato contributi a nessuno! Nonostante il terremoto prima e la pandemia di seguito la città ha avuto un costante aumento dei visitatori tanto da oltrepassare le presenze dell'esposizione di Raffaello del 2008, se ricordo bene, e che costò ben 3 milioni e mezzo. La mostra di Sgarbi è di alto livello e darà lustro alla città. Vittorio ne parla già da anni, riuscirà a mettere in campo un palcoscenico di presenze di spessore e il costo del Comune è di 125mila euro». 

L'argomentazione di Foschi

«C’è un Comitato che lavora su questi eventi da molto tempo – evidenzia l'assessora Elisabetta Foschi – non è la mostra né di Gambini né della sottoscritta. Voi ci date degli incompetenti? Allora sono incompetenti quelli del comitato ma leggendo i nomi di coloro che ne fanno parte…». Replica Santi: «Questa mostra è calata sul nulla. Nel comitato c’è anche Sgarbi che può influenzare questo e altro. Il tempo ci darà ragione. Se abbiamo sbagliato chiederemo venia. Noi, proprio per questo, a differenza vostra, guardiamo oltre». 

Dal canto suo il noto critico d'arte afferma che «le argomentazioni del Pd sono inesistenti, come se l’unico modo per celebrare Federico da Montefeltro a Urbino fosse muovere oggetti antichi . Così come si celebra ovunque l’arte contemporanea nelle grandi città del mondo, sarebbe sembrato provinciale ritenere Urbino un mausoleo o un memoriale di una gloria perduta, non intendendone la condizione e il ruolo di capitale ideale (e reale) anche nel nostro tempo».

La filosofia dell'esposizione

«Urbino è una città viva, piena di giovani, vero capoluogo delle Marche - continua Vittorio Sgarbi -. Per questo, nell’imminenza del seicentesimo anniversario della nascita di Federico, ho immaginato, in dialogo con il sindaco Gambini e gli assessori, di attribuire a Urbino, come ai tempi di Carlo Bo, una centralità assoluta nel dibattito sulla cultura e anche nella rinascita di una nuova politica, nello spirito de “Il Cortegiano” di Baldassarre Castiglione. Ho pensato che Urbino poteva, e potrà essere, la Davos della cultura . Ovvero il luogo dove si dibatte il rapporto fra Arte e potere. Un’idea suggestiva, e non impossibile, perché se l’Italia e Urbino hanno un primato nel mondo è proprio per la connessione fra potere e monumenti». 

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