Interessi fino al 210% per un prestito a un barista, rinviate a giudizio per usura quattro persone

Mercoledì 13 Ottobre 2021 di Luigi Benelli
Interessi fino al 210% per un prestito a un barista, rinviate a giudizio per usura quattro persone

PESARO - Interessi usurai fino al 210%. È questa l’accusa per quattro persone rinviate a giudizio ieri dal Gup del tribunale di Pesaro. Il fatto riguarda il titolare di un esercizio commerciale a Marotta che, trovatosi in una situazione debitoria, avrebbe avvicinato alcuni suoi clienti per chiedere dei prestiti o degli assegni a garanzia per le banche.

 

Qui si sarebbe innescato il meccanismo dell’usura. Perché quattro persone hanno risposto positivamente, ma secondo l’accusa a condizioni di restituzione delle somme molto esose. 

Doppia offerta
Un 48enne residente a Mondolfo avrebbe formulato un prestito, secondo l’accusa, in questi termini: 13.900 euro da restituire in 20 giorni con 700 euro giornalieri più altri 1500 euro a titolo di interessi. In pratica a fine corsa avrebbe restituito 15.500 euro al tasso del 210%. L’accusa è aggravata dal fatto che il titolare dell’esercizio commerciale versava in stato di bisogno. In scena entrarono anche altre due persone, una 24enne e un 60enne che avrebbero proposto un prestito di 20 mila euro con la promessa di restituirne 25 mila in 6 mesi, dunque 800 euro alla settimana più 5000 euro a titolo di interessi. Si parla in questo caso di tasso usuraio del 38%. Anche per loro l’accusa è quella di usura per aggravata dallo stato di bisogno del piccolo imprenditore. Indagato anche un quarto uomo, un 40enne originario della Puglia che avrebbe prestato 10 mila euro a un tasso del 137%. Secondo l’accusa in poco più di un mese il malcapitato esercente avrebbe dovuto restituire 2500 euro a settimana più gli interessi di 1200 euro. I quattro ieri sono stati rinviati a giudizio e il processo è stato aggiornato al 13 gennaio. Maria Pia Perricci difende la 24enne e il 60enne di Mondolfo. «Andremo a dimostrare l’innocenza dei miei assistiti. C’ è già una sentenza civile emessa tra le medesime parti proprio relazione ai fatti di cui al capo di imputazione, che ha dato piena ragioni ai miei assistiti riconoscendo che si trattava semplicemente di un debito. Infatti il tribunale di Pesaro, ha condannato l’attuale parte civile a restituire le somme avute in prestito». 

«Nessuna estorsione»
L’avvocato Luca Garbugli difende il 48enne. «Il mio cliente ha fatto da intermediario per gestire il prestito per un assegno con cui potesse ottenere dei finanziamenti dalla banca. Nelle intercettazioni non compaiono né minacce né tentativi estorsivi. Era solo un prestito».

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Ultimo aggiornamento: 10:18 © RIPRODUZIONE RISERVATA