Urbino, delitto Lulli, attesa per il processo. La madre: «Ambera trappola per Ismaele, voglio giustizia»

Martedì 21 Settembre 2021 di Eugenio Gulini
Debora Lulli, madre del povero Ismaele

URBINO - Sarà il processo dei processi quello che domani si terrà, alle ore 10, nel Tribunale di Urbino contro Ambera Saliji, ex fidanzata di Igli Meta. Igli Meta e Mario Mema, albanesi, allora rispettivamente di 19 e 20 anni, residenti in Urbania, sono gli esecutori ed assassini di Ismaele Lulli di Sant’Angelo in Vado, 17 anni. Il 19 luglio del 2015, il minorenne vadese, fu finito con un taglio alla gola nei pressi della chiesa di San Martino in Selva Nera dopo essere stato legato e brutalizzato in una croce in ferro e, poi, senza più un alito di vita, gettato nel dirupo. Una macabra esecuzione.

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Mentre la Procura di Urbino non ha mai creduto di avere prove concrete per processare Ambera Saliji, il Gip, a fine anno 2020, impose al Pm di formulare un’imputazione contro la 24enne macedone, oggigiorno residente nel capoluogo di provincia, ritenendola “complice nell’omicidio di Ismaele”. «Mio figlio senza quella cosciente trappola di Ambera – rimarca Debora Lulli, madre di Ismaele – oggi sarebbe ancora qui con me, con sua nonna, con suo zio e, soprattutto, con la sua sorellina a ridere e gioire della vita. Lei, Ambera, deve pagare come stanno pagando gli assassini di mio figlio. Si sappia che loro possono ancora vedere il colore del cielo, mio figlio da sei anni è sepolto sotto terra dopo atrocità ineffabili». L’avvocato Giovanni Chiarini, difensore della ragazza richiese il 22 giugno scorso il giudizio abbreviato. Il giudice, dott. Massimo Di Patria, lo ha ammesso e si terrà, appunto, dalle 10 di domani mattina. «Cosa mi aspetto? Giustizia, solo giustizia. Lei ha avuto un ruolo decisivo con un messaggio/trappola di cui, ora, dovrà rendere conto ai giudici». 

Visto che Ambera è stata imputata “di reato in concorso anomalo in omicidio volontario” ha ottenuto già una prima conquista. «L’ho sempre chiesto assieme ai miei avvocati Marco Martines e Maria Cristina Ciace, a cui non sarò mai riconoscente abbastanza: vediamo riconosciuti i nostri sforzi visto che abbiamo sempre fatto opposizione alla richiesta di archiviazione per Ambera Saliji». Ma Ambera le ha mai scritto spiegandole il suo gesto? «Mai, nemmeno tramite i suoi avvocati. Però vorrei sottolineare che ricordo molto bene le sue frasi nonostante siano passati ben 6 anni da quel maledetto giorno. Urlava a squarciagola che “amava e lo avrebbe amato per tutta la vita” l’assassino di mio figlio il quale “aveva ucciso per amor suo”. Ora dovrà spiegare perchè ha fatto cadere in trappola, nelle braccia di due carnefici, mio figlio senza nemmeno metterlo in guardia come aveva fatto in precedenza con qualcun altro». 

Ogni notte, prima di addormentarsi, parla con Ismaele . Debora accarezza, sul collo, la medaglietta con l’effige di suo figlio. «Certo che ci parlo. Mi dice che debbo continuare questa battaglia per se e per tutti coloro che gli hanno voluto bene. Ora aspetto un giudizio perchè ho piena fiducia sia del Pm che della Procura».

Risarcimenti? «Nemmeno un euro. Io ho pagato i miei avvocati. Sono dignitosa, ma non arretro un centimetro. Voglio giustizia». 

 

Ultimo aggiornamento: 08:37 © RIPRODUZIONE RISERVATA