S. Giovanni, stalker torna in carcere. La vittima: «Lui mi odia ancora»

Domenica 24 Novembre 2019
Il nuovo arresto è stato eseguito dai carabinieri

SAN GIOVANNI IN MARIGNANO -  «Mancano pochi giorni e poi...». E poi il segno, con la mano al collo, di chi vuole sgozzare qualcuno. Frase e gesto - una minaccia inequivocabile - fatte a bruciapelo dall’uscio di casa mentre lei stava passando. Da lì, per una 34enne, dipendente del Comune, è ripartito l’incubo. Nonostante la sentenza della Cassazione dello scorso giugno notificata poche settimane fa. «Ero quasi preparata, lo sapevo...» spiega. Dopo una nuova denuncia, effettuata 20 giorni fa, il suo stalker venerdì è stato tratto nuovamente in arresto dai militari della Tenenza di Cattolica in esecuzione di provvedimento restrittivo emesso dal Tribunale di Sorveglianza di Bologna, in sostituzione della vigente misura degli arresti domiciliari, concessi per il reato di stalking «poiché inottemperante alle regole impostegli dal gip del Tribunale di Rimini, avendo reiterato minacce e molestie» dall’uscio di casa di un familiare. Il 43enne, espletate le formalità di rito, è stato tradotto presso la Casa Circondariale di Rimini. 

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«Non eravamo neppure amici». Tutto era iniziato nel 2015 con avance trasformate in persecuzione e poi stalking feroce culminato in violenza e minaccia di morte. Tra lei e il suo stalker, di 10 anni più vecchio, non c’era mai stato nulla. Solo una frequentazione di lavoro nella biblioteca comunale di San Giovanni. Quando lui ha appreso che lei aveva una relazione con un ragazzo del posto, le condotte persecutorie si sono fatte pressanti tanto da costringerla a cambiare radicalmente abitudini per evitarlo. Nel 2016, dopo una prima misura cautelare di divieto di avvicinamento, confermata dal gip Cantarini, l’escalation fino all’aggressione del suo compagno, spezzandogli una mazza da baseball in testa con una promessa: «La prossima vittima sarà per lei, a colpi di pistola».

Dal divieto di avvicinamento si è passati così alla custodia cautelare in carcere. Nell’udienza del 13 ottobre 2017, l’uomo ha ammesso tutti gli addebiti ma, con fredda lucidità, ha portato avanti la convinzione di non dover chiedere perdono alla ragazza, colpevole - a suo dire - di avergli ripetutamente mentito. Il successivo 30 ottobre del 2017 il giudice del Tribunale di Rimini, Raffaella Ceccarelli, lo ha ritenuto socialmente pericoloso condannandolo in appello a tre anni di reclusione con, in aggiunta, libertà vigilata e percorso psicologico per due anni a decorrere dalla scarcerazione. A titolo di risarcimento è stato poi condannato a pagare 30.000 mila euro alla ragazza, difesa all’epoca dall’avvocato Elisa Palmetti, più altri 7.000 mila al Comune di San Giovanni in Marignano assistito dall’avvocato Giorgia Fabbri. Entrambe le parti si erano costituite parte civile. Dopo un anno di carcere, però, è stata accolta la richiesta degli arresti domiciliari rimasti tali, dopo un periodo trascorso in una abitazione in Carpegna, quando pochi giorni fa, la Cassazione ha confermato la detenzione ritornata, nel frattempo, nel domicilio di San Giovanni. L’uomo, da quanto appreso, poteva godere di due ore al giorno di libertà per buona condotta. La ragazza ha spiegato: «Ho visto subito l’odio nel suo sguardo come se la vita gliela avessi rovinata io. Non ha mai compreso cosa ha fatto, il carcere in questo senso non è servito». Servizio completo sul Corriere Adriatico in edicola

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