Minacce dall'ex, scatta la denuncia: «Così ho trovato la forza di andare al centro antiviolenza»

Giovedì 13 Maggio 2021 di Luigi Benelli
Una storia di violenza conclusa con una denuncia emblematica, foto generica tratta dal Web

PESARO - Il momento in cui ha percepito di non avere più sentimenti, è stato anche il giorno in cui ha deciso di voler lottare per ritornare a riprendersi la sua vita. Il tutto grazie anche al centro Antiviolenza Parla con noi. L’11 maggio è stata la giornata internazionale della donna e Lucia Faggi, pesarese, ha deciso di raccontare la sua storia per una ragione. Eccola. 

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«Se anche solo una donna dopo aver letto queste righe trovasse il coraggio di denunciare, sarebbe molto importante». Lucia è stata vittima di violenza da parte del suo ex, 58 anni, ex rappresentante delle forze dell’ordine, condannato a 10 mesi per lesioni personali e violazione di domicilio. Ma per arrivare alla sentenza di primo grado non è stato facile. 

«All’inizio era una persona meravigliosa poi è cambiato tutto e io ero molto vulnerabile. Mio marito ha avuto un gravissimo incidente e da allora è in stato vegetativo. Sentivo protezione in quest’uomo più grande di me, ma poi tutto è precipitato. Ha iniziato a controllarmi in maniera pressante, mi guardava gli scontrini, la spesa, i miei orari, il telefono. Ho iniziato a mentire in continuazione per poter sopravvivere. Non facevo nulla di male ma mi faceva sentire sbagliata. Un giorno mi voleva prendere il telefono dalla mano e me l’ha rotta. Avevo paura di sporgere denuncia e ho aspettato. Così erano scaduti i termini e non ho potuto farlo più. La cosa è successa una seconda volta e sono finita in pronto soccorso dove mi hanno dato 15 giorni di prognosi». 

Qui Lucia prende coraggio e decide di denunciare tutto ai carabinieri di Montecchio. «E’ stata durissima, sono andata lì di nascosto, con tanta paura, e ho raccontato tutto. E’ scattato il codice rosso per la protezione delle donne vittime di violenza e il mio compagno è stato allontanato perché gli è stato imposto un divieto di avvicinamento alla casa, luogo di lavoro e svago». E’ partito il processo e Lucia si è costituita parte civile tramite l’avvocato Garbugli. Ma contestualmente la donna ha iniziato un percorso di recupero al Centro Antiviolenza di Pesaro.

«E’ un percorso importante, con professioniste davvero capaci e profonde. Quello che mi porto dentro è che ho capito di aver rimosso tutti i sentimenti verso tutti. Non sentivo più niente. Però il percorso emotivo di crescita mi ha permesso di prendere coscienza. Ho capito che la paura ti salva la vita, le donne devono ascoltarla e raccontarla. C’è una rete di protezione a cui si possono affidare. Oggi voglio raccontare la mia esperienza perché l’unica maniera che hanno le donne per difendersi è la comunicazione».

Conclude Lucia: «Ci si vergogna tanto dopo le violenze psicologiche, più forti di quelle fisiche. Un’ansia che ti annienta. Per questo bisogna uscire dal guscio e raccontare. Spero che chi mi leggerà e si trova in questa situazione possa trovare il coraggio di denunciare». 

 

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