Pesaro, un senza tetto trova riparo e dorme tra i cartoni in un sottoscala del Tribunale. «Sempre più persone costrette a vivere in strada»

Sabato 14 Novembre 2020
Il giaciglio del senza tetto

PESARO - Un cartone, delle coperte, una bottiglia d’acqua. Attorno qualche rifiuto, pacchi di sigarette. È questo il giaciglio di un senzatetto che cerca riparo nella notte. All’esterno del tribunale di Pesaro, sul lato destro c’è una protezione in ferro che termina all’altezza di una scala.

 

Basta scendere di pochi passi per trovarsi in una sorta di tunnel riparato, da un lato dal muro del tribunale dall’altro dal muro della rampa che scende nel parcheggio interno. Qui qualcuno, un senzatetto, si è ricavato un giaciglio per dormire, al riparo dalla pioggia e in qualche maniera anche dal vento. In estate è frequente trovare persone che dormono al parco Miralfiore o in altre zone della città, ma con l’inverno tutto diventa più complicato per il freddo e il maltempo, tanto che la Caritas sta seguendo la problematica.

«Stiamo monitorando la questione – spiega il direttore Emilio Pietrelli – c’è un po’ di preoccupazione perché al centro d’ascolto riceviamo diverse persone senza fissa dimora che dormono all’addiaccio e dove capita. Stiamo cercando di capire come poter orientare le persone con questo bisogno, ma abbiamo una carenza di strutture tanto che come delegazione abbiamo sollevato la problematica a livelli regionali. In questo momento a causa del Covid, Casa Tabanelli a fronte di una potenzialità di 18 posti, ne può accogliere solo 8. Dobbiamo quindi trovare soluzioni, ci sono delle ipotesi da vagliare perché non vogliamo farci trovare impreparati nell’inverno quando inizierà il vero maltempo. Il fenomeno dei senzatetto c’è, esiste e sta aumentando perché aumentano le povertà». Proprio la Caritas con il Fondo Emergenza Lavoro sta aiutando 300 famiglie povere, per un totale di 1.183 persone: il 41,3% dei beneficiari non si era mai rivolto a Caritas. Questo significa che almeno 124 famiglie nella Diocesi sono entrate in povertà estrema dopo il periodo di lockdown.

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