Rimini, cori e insulti per Butungu
Rito abbreviato il 10 novembre

Guerlin Butungu
Guerlin Butungu
2 Minuti di Lettura
Martedì 17 Ottobre 2017, 22:16

RIMINI  - Dentro un processo alle battute iniziali dove la battaglia legale si concentra a livello procedurale, fuori i cori sanguigni, le urla e le proteste degli attivisti: «Belva», «Boia assassino», «Massimo della pena». Reazioni innescate dalla presenza in aula di Guerlin Butungu ieri mattina a palazzo di giustizia. Animi infervorati ed esacerbati per un clima ancora teso a 50 giorni di distanza dagli orribili fatti di agosto. 

Per lui, accusato degli stupri di Rimini ci potrebbe essere la sentenza già il 10 novembre. Butungu sarà processato con rito abbreviato per tutti e dieci i capi di imputazione a lui contestati. Un’udienza molto tecnica quella di ieri mattina in tribunale a Rimini. Il 20enne congolese è accusato degli stupri e della rapina della turista polacca e della transessuale peruviana del 25 agosto in concorso coi tre minorenni, due fratelli marocchini residenti a Vallefoglia e uno nigeriano residente a Pesaro. Gli viene contestata anche la rapina nei confronti di una giovane coppia tra l’11 e il 12 agosto, lui di Varese lei di origini etiopi, violenza sessuale aggravata sulla giovane etiope; rapina nei confronti di due giovani di Bologna e Prato la sera del 26 agosto e spaccio nei confronti dei tre minorenni. Fuori striscioni e sit-in già annunciati. Davanti al tribunale collegiale presieduto dal giudice Silvia Corinaldesi, il pm Stefano Celli ha depositato una memoria per ribadire la legittimità del rito direttissimo. Non c’era flagranza di reato, ma per l’articolo 449 del codice di procedura penale, comma 5, il pm può attivare il giudizio direttissimo quando l’imputato ha reso confessione nell’interrogatorio.

© RIPRODUZIONE RISERVATA