Pesaro, molestie sessuali al paziente
In aula la testimonianza della vittima

Il tribunale di Pesaro
Il tribunale di Pesaro
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Venerdì 26 Ottobre 2018, 17:54 - Ultimo aggiornamento: 8 Novembre, 10:56

PESARO - Una di quelle testimonianze da rendere che fanno stringere il groppo in gola. Ieri in tribunale a Pesaro un’altra udienza per il caso dello psichiatra e criminologo Michele Fonti rinviato a giudizio con l’accusa di atti sessuali con un ragazzino, suo paziente. A sua volta lo psichiatra, ritenendosi ingiustamente accusato, aveva denunciato per calunnia chi aveva sporto querela nei suoi confronti (l’ex paziente, nel frattempo diventato maggiorenne, e una psicologa tirocinante del suo studio per un altro fatto). 

I fatti contestati dalla procura pesarese risalgono al periodo che va dal settembre 2011 al marzo 2014. Il reato ipotizzato è quello dell’articolo 609 quater del codice penale che equipara agli abusi gli atti a sfondo sessuale, anche consenzienti, compiuti dall’accusato con chi ha meno di 16 anni nel caso in cui il minore gli sia affidato (tra le altre fattispecie) per ragioni di cura. E ieri il ragazzo ha dovuto ricordare quei momenti. Non una deposizione facile.

«In un clima teso ed emotivamente concitato il giovane ha ripercorso quei momenti – spiega l’avvocato di parte civile Roberto Brunelli – ha confermato gli abusi subiti e lo ha fatto con una partecipazione emotiva non indifferente tanto che si è interrotto e ha dovuto fare una breve pausa per riprendere fiato. Era commosso e prostrato, ma ha reso piena testimonianza».

L’ex paziente, una volta compiuta la maggiore età, sostenuto dalla sua famiglia, ha deciso di intraprendere la sua personale battaglia giudiziaria. Così ha presentato una denuncia raccontando di aver subito molestie dallo psichiatra, il quale gli avrebbe fatto credere che il disagio personale che viveva come adolescente dipendeva dal mancato riconoscimento del suo orientamento omosessuale.

Il pubblico ministero Fabrizio Giovanni Narbone, per cercare riscontri alla versione del giovane, ha raccolto diverse elementi (documentali e testimoniali anche tramite intercettazioni telefoniche) disponendo tra l’altro perquisizioni nello studio professionale che lo psichiatra gestisce in provincia e nelle sue ville delle vacanze in Sicilia e sul lago di Como.

"La persona offesa - rimarca l'avvocato difensore del medico Debora Zagami - è stata esaminata in dibattimento come testimone indagato in procedimento collegato (tentata estorsione ai danni del Prof. Michele Fonti) con l’assistenza dell'Avv. Roberto Brunelli, difensore ai sensi dell’art. 197 bis c.p.p. Il Prof. Fonti ha sempre negato gli addebiti. Dall’esame dibattimentale della persona offesa sono emerse contraddizioni incolmabili sia in temini temporali, che logici. Ad ogni buon conto, contrariamente a quanto contestato dall'Accusa, è emerso inconfutabilmente che il periodo nel quale si sarebbero consumati gli asseriti abusi è circoscritto ai primi mesi dell’anno 2014. E’ emerso altresì che la persona offesa, paziente psichiatrico classe 1998, ha reiteratamente raccontato la propria versione dei fatti ad amici, familiari, specialisti in psicologia e Forze dell’Ordine, ma ha posticipato di oltre 2 anni dai presunti fatti-reato la presentazione della denuncia (formalizzata nell’aprile 2016) evitando in tal modo di essere ascoltato con i presidi previsti dal Protocollo disciplinato dalla Carta di di Noto per l’audizione di minore, che - è importante sottolinearlo - avrebbero fronito maggiori garanzia di genuinità rispetto ai fatti raccontati”.

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