Abusa della nipotina acquisita, condannato a 5 anni e 2 mesi. Attribuiti allo zio una serie di episodi

Il Tribunale di Pesaro
Il Tribunale di Pesaro
di Luigi Benelli
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Venerdì 29 Aprile 2022, 08:20

PESARO -  L’accusa è quella di violenza sessuale nei confronti della nipote acquisita. Ieri la sentenza per lo zio. Si tratta di un uomo straniero sulla 40ina accusato di aver palpeggiato più volte la figlia della nuova moglie del fratello. Un’accusa pesante emersa dopo la fine della relazione tra i due e che la bambina ha avuto la forza di raccontare diversi anni dopo. I fatti si sarebbero consumati tra il 2014 e il 2017 da quando la bambina aveva appena 12 anni. 

 


Secondo la denuncia della giovane e della madre, l’uomo avrebbe compiuto con atti di forza repentini e improvvisi dei palpeggiamenti quando si trovava nell’abitazione del fratello. Momenti in cui rimanevano magari soli in una stanza, in cui il 40enne avrebbe approfittato della minorata difesa della bimba per farsi avanti. Una volta l’avrebbe colta di sorpresa da dietro toccandole il sedere e strofinandosi su di lei. In un’altra occasione mentre la bambina lavava i piatti lui l’avrebbe nuovamente palpeggiata e l’avrebbe baciata in bocca. Racconti che parlano anche di alcune serate in cui lo ziastro sarebbe perfino entrato nel letto della ragazzina e avrebbe iniziato a toccarla nelle parti intime. Infine viene contestato anche l’episodio in cui lui, in auto con lei, le avrebbe messo una mano sulla coscia fino a farla scivolare nelle parti intime. 


Dopo la separazione, la bambina ha raccontato tutto alla mamma e a una psicologa. Così è arrivata la consapevolezza e la forza di dirlo anche agli inquirenti. Le indagini sono andate avanti e l’uomo è finito davanti al Gup con l’accusa di violenza aggravata dal fatto di aver abusato di una minorenne e dal fatto di aver approfittato delle condizioni di ospitalità nella famiglia. L’imputato è difeso dall’avvocatessa Susi Santi che ha portato avanti tutt’altra linea. L’uomo nega ogni addebito e sostiene che tutto questo non sia mai avvenuto e che quando era in Italia stava nella stanza con la nipote ma anche altri parenti. 

E che tutto sarebbe emerso dopo la separazione. La ragazzina, oggi maggiorenne è stata assistita dall’avvocatessa Marilù Pizza. Ieri la sentenza con rito abbreviato il giudice ha condannato il marocchino a 5 anni e mesi 2 come richiesto dal Pubblico ministero. L’uomo è stato anche condannato a un risarcimento di 25 mila euro. Il 40enne si trova in Marocco e non è più tornato dopo aver saputo del procedimento a suo carico. «In questi casi non ci sono vincitori a fronte delle sofferenze patite – spiega l’avvocatessa Pizza – ma solo un senso di giustizia. L’aspetto più importante è che la sofferenza della ragazzina sia stata riconosciuta e che lei sia stata creduta. Cosa molto importante per una vittima di violenza».

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