Mobilità ospedaliera, voragine nel territorio di Marche Nord: falla al confine con la Romagna, trend negativo in crescita

L'ospedale San Salvatore dell'azienda Marche Nord
L'ospedale San Salvatore dell'azienda Marche Nord
di Lorenzo Furlani
4 Minuti di Lettura
Martedì 10 Maggio 2022, 04:15 - Ultimo aggiornamento: 12:04

PESARO - Uno scompenso che è una voragine. Nel 2019, ultimo anno non condizionato dalla pandemia, l’azienda Marche Nord ha registrato una mobilità ospedaliera attiva per 1.438 ricoveri di pazienti non marchigiani. Ma nello stesso anno nei distretti sanitari di Pesaro e Fano, in cui Marche Nord fornisce i servizi ospedalieri, i residenti che hanno preferito ricoverarsi in strutture fuori regione sono stati 7.226. Lo sbilancio, che evidenzia la soverchiante prevalenza della mobilità ospedaliera passiva, è di 5.788 ricoveri.

 

La fragilità del sistema
È questo il dato in cui si concentrano le potenzialità e le debolezze dell’azienda ospedaliera di Pesaro, che considerando le specialità di secondo livello (da neurochirurgia a cardiologia interventistica) è una sorta di gigante dai piedi di argilla. In questi numeri, infatti, c’è tutta la fragilità dell’attuale organizzazione sanitaria, che registra nel territorio di riferimento di Marche Nord il maggior numero di casi di mobilità ospedaliera passiva della provincia pesarese, che a sua volta è quella di gran lunga più alta delle Marche. 


Più precisamente dei residenti della provincia che nel 2019 sono stati ricoverati in ospedali di altre regioni 4.413 erano del distretto sanitario di Pesaro (il 43%), 2.956 del distretto di Urbino (il 29%) e 2.813 del distretto di Fano (il 28%). La zona sensibile si conferma il confine con la Romagna con una prevalenza in numeri assoluti dei casi della zona costiera e percentualmente di quelli dell’entroterra (nel distretto di Urbino questa mobilità corrisponde al 25,1% dei ricoveri totali dei residenti fuori regione nell’anno, ossia uno su quattro, rispetto al 23,8% del distretto pesarese mentre nel distretto di Fano la percentuale scende a 14,2).

Le informazioni dal bilancio Asur
Queste informazioni sono tratte dal bilancio Asur 2020 - l’ultimo disponibile -, che fa una ricognizione complessiva della produzione ospedaliera, segnalando per ciascuno dei 13 distretti sanitari delle Marche casi e tasso di ospedalizzazione (18.544 a Pesaro con un tasso di 133,1 ogni mille abitanti nel 2019, 19.807 a Fano con un tasso di 145, 11.778 a Urbino con un tasso di 141,9) e riportando analiticamente la copertura dei ricoveri da parte dell’Asur, delle aziende ospedaliere (Ospedali Riuniti di Ancona, Marche Nord e Inrca), del privato convenzionato e, appunto, delle strutture fuori regione. Nello stesso bilancio è indicata la produzione ospedaliera per residenti extra regionali. Riguardo a questa statistica i dati ricavabili dai bilanci 2019 e 2020 di Marche Nord non sono esattamente sovrapponibili perché nella mobilità attiva l’azienda pesarese computa oltre ai residenti fuori regione anche gli stranieri, comunque la differenza è modesta (1.579 per il 2019 con un incremento di 141) e l’andamento è analogo.

La mobilità attiva in calo
I dati disponibili si riferiscono al triennio 2018-2020 ed evidenziano un trend in calo per la mobilità attiva con un crollo nel 2020, anno segnato dal Covid-19 e dalla contrazione delle prestazioni ospedaliere ordinarie anche per le limitazioni agli spostamenti tra regioni e dalla Romagna (1.541 ricoveri da fuori regione nel 2018, 1.438 nel 2019 e 939 nel 2020). Per la mobilità passiva, invece, emerge un opposto trend in crescita, che comprende anche il 2020, in particolare per i residenti del distretto di Pesaro (4.368 ricoveri nel 2018, 4.413 nel 2019 e 4.420 nel 2020) mentre l’andamento è altalenante per il totale dei distretti di Pesaro e Fano (7.257 nel 2018, 7.226 nel 2019 e 7.231 nel 2020).


Riguardo all’evidenza di questi dati e al conseguente vistoso sbilanciamento tra i ricoveri di pazienti non marchigiani nell’azienda Marche Nord e i ricoveri fuori regione dei residenti dei distretti sanitari di riferimento dell’azienda ospedaliera, risulta arduo - per riferirsi all’attuale dibattito politico - sostenere che Marche Nord sia un’azienda che funziona, per non dire del contributo dato alla mobilità passiva dall’uscita di professionalità di rilievo su cui un peso l’ha avuto la gestione della direzione generale.

Il confronto con l'azienda di Ancona
Per avere un parametro di riferimento è utile verificare le medesime mobilità registrate nel distretto sanitario di Ancona dove opera l’azienda Ospedali riuniti del capoluogo regionale. Nel 2019, 3.280 residenti di quel distretto hanno fruito di ricoveri fuori regione (l'8,6%) ma i non marchigiani ricoverati in quell’azienda ospedaliera sono stati 4.723 con una significativa prevalenza, quindi, della mobilità attiva per 1.443 ricoveri.


Tornando al distretto di Pesaro la fuga fuori regione dei pazienti ha riguardato nell’anno pre Covid 400 ricoveri di bassa complessità, 2.200 di medio bassa complessità, 1.222 di medio alta complessità, 544 di alta complessità e 51 di altissima complessità. Casi non intercettati per territorio non dalle strutture dell’Asur bensì dagli ospedali di Marche Nord. 

© RIPRODUZIONE RISERVATA