Fano, Lollo Marcantognini tra calcio e Paralimpiadi: «La barriera peggiore? Il pregiudizio»

Domenica 26 Settembre 2021 di Andrea Amaduzzi
Marcantognini abbracciato dai compagni di Nazionale

FANO  - Il sogno paralimpico di Lollo Marcantognini non ha quasi avuto il tempo di sfiorire che già se ne saluta la nuova sbocciatura. «A Parigi fra tre anni devo proprio esserci» si ripromette l’atleta fanese prossimo ai 19 anni che i giochi di Tokyo ha dovuto seguirli in tv e messaggiandosi con i suoi compagni di avventura in “Fly2tokyo”, la squadra messa su dalla Fondazione Vio in cui l’esempio della leggendaria Bebe è stato replicato con straordinario successo anche da Ambra Sabatini e Veronica Yoko Plebani.

 

Che in Giappone fosse dura sbarcare Lollo lo ha capito chiaramente già quando ha appreso che la sua specialità, quella dei 400 piani di cui detiene il primato mondiale di categoria che ha ripetutamente aggiornato, non era incluso nel programma. Prevista solo la prova dei 100, troppo veloci per uno con le caratteristiche e la storia di Marcantognini. Ci sarebbe comunque stata l’occasione di provare a spuntare il pass fino all’ultimo se a metà luglio, al mare con gli amici, non si fosse verificato un incidente. «Sono ricaduto male e così mi sono scheggiato un calcagno. L’unico che ho» ci scherza su ora Lollo, che ha dovuto congedarsi anzitempo dalle ultime gare in calendario e concentrarsi sul recupero in previsione degli Europei di calcio amputati, che si sono svolti nei giorni scorsi in Polonia. Non senza incappare in un altro inconveniente che ha reso quest’estate disgraziatamente indimenticabile.

«In ritiro mi sono procurato una distorsione al ginocchio. Grazie però a Matteo Olivi, che è l’osteopata che mi segue da sempre, e allo staff sanitario della Nazionale sono riuscito a rimettermi in piedi» racconta Lollo, che ha così potuto dare il suo contributo alla conquista del sesto posto buono per partecipare ai Mondiali dell’anno prossimo in Turchia. Nel frattempo in agenda però il gran salto a Rona in forza alle Fiamme Azzurre per mettere a fuoco il nuovo obiettivo olimpico. Addio dunque a Fano, dove Marcantognini assicura «di avere trovato condizioni sempre molto favorevoli per svolgere l’attività sportiva. Allo “Zengarini” in particolare, ma anche nelle altre strutture che ho frequentato, si accede senza particolari problemi. Va però sottolineato che grazie alla protesi il mio è un handicap meno ingombrante di quello che devono sopportare altri».

Le esperienze vissute e anche il confronto con le realtà che vivono altri atleti paralimpici spingono Lollo, amputato sopra il ginocchio della gamba sinistra quando aveva 4 anni, a dire «che invece in giro per l’Italia ci sono impianti molto più indigesti per i portatori di handicap. Alcuni anche non così vecchi e questo fa pensare. C’è ancora parecchio lavoro da fare anche se devo riconoscere che negli anni la situazione è migliorata». L’unico disagio che Lollo si sente di confessare e che comunque lo spirito che lo anima, l’affetto delle famiglia e delle persone che lo hanno sempre circondato e la sponda che gli ha offerto lo sport gli hanno consentito di superare brillantemente, in fretta e senza trascinarsi scorie «è quello legato al pregiudizio. Difficile da abbattere almeno quanto le barriere». 

 

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