Boom di richieste per gli alloggi popolari: in 370 per 15 abitazioni oggi disponibili. I privati non aiutano il Comune

Sabato 17 Luglio 2021 di Andrea Amaduzzi
L'assessore Dimitri Tinti

FANO - C’è fame di case. E in qualche caso si aggiunge la sete, che come risaputo impone di essere placata in tempi ancora più stretti. Solo che a chi si ritrova senza sapere dove andare o nell’urgenza di cambiare dimora il pubblico non riesce in proprio a fornire risposte adeguate e nemmeno trova sufficiente sponda nel privato.

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E’ stato lo stesso assessore al Welfare Tinti a riconoscere in consiglio comunale lo scarso successo riscosso dalla manifestazione di interesse bandita dal Comune per reperire alloggi con cui fronteggiare situazioni di disagio abitativo, nonostante vengano rese applicabili le più diverse formule e si possa attingere all’apposito fondo di garanzia per cautelarsi da casi di morosità incolpevole «incrementato nell’ultimo anno di più di 50.000 euro». 

Al momento si può contare «su 6 appartamenti a Ponte Sasso attraverso lo strumento dell’housing fast, altri 4 a Bellocchi con l’housing sociale, 2 a S.Orso, tra i quali quello confiscato alla criminalità organizzata, altrettanti a Gimarra, Cuccurano e Carignano in regime di convenzione». Sono invece 15 le situazioni «conclamate» prese in carico dai Servizi sociali che attendono soluzioni («ma per tre la stiamo trovando»). «Prima ancora del disagio economico e a seguire di quello abitativo viene spesso il disagio sociale» registra ancora Tinti, che passa l’evidenziatore sui «percorsi di accompagnamento» comunque garantiti dai suoi uffici che prevedono anche l’esplorazione della rete parentale e amicale per individuare una risposta che resta comunque di carattere temporaneo. E’ solo con le case popolari che si riesce invece a neutralizzare il fenomeno ma su questo terreno la sproporzione fra richiesta e offerta è ancora più marcata. 

«Alle 263 domande già depositate se ne sono aggiunte un altro centinaio con la riapertura dei termini» quando il riscontro che arriva da Erap è «mediamente di una decina di alloggi l’anno». Un po’ più alto (35) il numero di alloggi disponibili, «di cui tre occupati abusivamente e 11 oggetto di lavori di ristrutturazione prevedibilmente pronti per novembre. Per altri 6 bisognerà aspettare l’inizio del 2022». Dove sono invece episodi di violenza e maltrattamenti a dettare la necessità di trasferire altrove donne e minori vittime «il Comune fa riferimento alla rete di cui è capofila l’Ambito I». Anche in questo caso battuta la strada che porta ad amici e parenti ma parallelamente attivata anche quella che conduce alla casa di accoglienza di Pesaro e poi a case rifugio e comunità.

«Si fa poco» il giudizio dei Cinque Stelle, che hanno posto la questione e che con il capogruppo Mazzanti rilevano che l’azione dei Servizi sociali «lascia troppe persone senza copertura» delegando troppo spesso ai soggetti del terzo settore il compito di sostituirsi «quando il loro ruolo dovrebbe essere complementare». Definito poi «abnorme e scioccante» anche il dato dei 35 alloggi Erap vuoti a fronte di una domanda così estesa. «E se poi il privato non collabora – ha aggiunto Mazzanti - forse sarebbe il caso di studiare forme più incentivanti perché cominci a farlo». 

 

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