Da tentato omicidio a lesioni gravi: l’accoltellatore ai domiciliari. «Volevo solo riposare non uccidere»

Martedì 24 Agosto 2021 di Massimo Foghetti
La polizia in azione

FANO - Da tentato omicidio a lesioni gravi. E’ stato ridimensionato dal giudice lo stato d’accusa nei confronti del sudanese che in una palazzina del Parco delle Rose nel quartiere del Poderino, venerdì della settimana scorsa, ha colpito con un coltello il suo coinquilino e un suo amico nel corso di una furiosa lite. Il giudice infatti non ha ritenuto che ci fosse il dolo omicidiario, ovvero la reale intenzione di uccidere i suoi avversari. 

 

Tutto sarebbe nato nel corso di un repentino e furioso raptus generato dalla reazione, se si vuole esagerata, per i comportamenti anomali ed irritanti delle due vittime. Nei confronti dell’accoltellatore quindi è stato emesso un provvedimento di divieto di avvicinamento di entrambe le persone offese, pur convenendo che la dinamica del fatto è equiparabile a quella di un tentato omicidio. Nei suoi confronti quindi gli arresti domiciliari. Il senegalese è difeso dall’avvocato Giuseppe Briganti di Urbino. Il problema ora è determinato dal dove l’accusato sconterà la decisione del giudice. Dato che uno dei due querelanti ferito durante la lite è un suo coinquilino (entrambi sono intestatari del contratto d’affitto), e avendo il giudice decretato il divieto di avvicinamento, il senegalese non potrà tornare nell’appartamento del Parco delle Rose. Dovrà cercarsi un altro locale, almeno fino alla sentenza del processo. 

«E’ importante – ha dichiarato l’avvocato Briganti – che il giudice abbia riconosciuto che non vi sia stato l’elemento psicologico determinato ad uccidere. In base a quanto il mio difeso ha raccontato ieri mattina all’inquirente, tutto sarebbe nato a causa del disturbo provocato dalle due persone che si trovavano nell’appartamento, le quali non avrebbero dimostrato con quelle azioni di disturbo, nessun rispetto per lui che dormiva. Il senegalese di notte lavora dalle 9 di sera alle 6 di mattina, fa il fornaio e alla mattina se ne torna a casa stanco, desideroso di riposarsi. Tra l’altro non sarebbe stata la prima volta che mentre dormiva sarebbe stato svegliato intenzionalmente, come lui stesso ha dichiarato, dal suo coinquilino e dagli amici di questi che facevano visita all’interno dell’appartamento. Urla, schiamazzi, perfino entrate improvvise in camera da letto con l’accensione della luce, tutti comportamenti che lo disturbavano continuamente, associati a vere e proprie prese in giro. Scherzi, forse un po’ pesanti, ragazzate che a un certo punto hanno valicato il limite, soprattutto se messe in atto nei confronti di una persona stanca che, in più era tormentata da un doloroso mal di denti e riusciva ad addormentarsi a fatica». 

Come ormai è noto, dalla lite è nata una reazione inconsulta. «Ad un certo punto – ha raccontato il senegalese al giudice – ho preso il coltello solo con l’intenzione di spaventarli e fare loro capire che era ora di smetterla di tormentarmi e che avevo tutto il diritto di riposare in pace. Loro si sono spaventati e hanno tentato di disarmarmi, e nel farlo si sono feriti in maniera del tutto accidentale». Una versione che sarà dibattuta in tribunale nel momento del processo. 

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA