Famiglia afgana salvata dal Consorzio di Bonifica: «Con sei figli la rinascita a Muraglioni di Colbordolo»

Giovedì 11 Novembre 2021 di Gianluca Murgia
La famiglia afghana ospite a Muraglioni di Colbordolo

VALLEFOGLIA - In fuga da tutto, in fuga dal loro Afghanistan. Padre, madre e sei figli. Il più piccolo di 3 anni. Una figlia, di appena 18 anni, fresca di matrimonio. Il marito, non senza preoccupazioni reciproche, è dovuto restare ad Herat, 500mila abitanti, terza città del paese. Da alcuni giorni questa famiglia vive a Muraglioni di Colbordolo, minuscola frazione di Vallefoglia. Una realtà completamente diversa in cui è stata catapultata dopo la salita al potere dei talebani. Una fuga da tutto: casa, affetti, amici, marito. Una fuga per la vita. 

 

 
Come è accaduto a migliaia di profughi afgani, anche la famiglia di Herat ha trovato ospitalità in Italia. Il Consorzio di Bonifica delle Marche ha deciso di dare aiutarli, mettendo a disposizione uno dei suoi stabili a Muraglioni di Colbordolo, vicino a Talacchio. Sono 8 persone: due genitori con i loro sei figli, che hanno da 3 a 21 anni. Il papà lavorava per la mensa dell’esercito italiano, e proprio per questo era mal visto dai talebani. 
«Chiunque lavorasse per gli italiani o gli americani – racconta Arianna Mamini, coordinatrice di uno dei centri di accoglienza di Eurolex in cui sono ospitati i rifugiati afgani – rischiava seriamente la vita. Loro sono fuggiti perché temevano di essere decapitati. I genitori hanno circa 40 anni e visto che il papà lavorava da tempo per gli italiani, parla e capisce un po’ anche la nostra lingua. Sono arrivati da poco, presto dovranno avere il permesso di soggiorno e sono richiedenti asilo. Una volta avuto il permesso, potremo procedere con l’inserimento a scuola dei più piccoli, mentre i più grandi potranno cercare lavoro, anche se finché sono in accoglienza potranno fare stage o part time, perché non possono prendere più di 500 euro al mese». Eurolex è un’impresa sociale accreditata dalla Regione Marche. Alla sua guida c’è Maria Cristina Cecchini, già al timone di Incontri per la democrazia, associazione che promuove la cooperazione internazionale e la solidarietà, fondata nel 1996, molto attiva in provincia sul fronte rifugiati. 
«La famiglia afghana è dentro una rete di 50 persone, come da bando della Prefettura - spiega Cecchini -. Tra loro ci sono figure qualificate e professionali per sostenerli e aiutarli, dai report quotidiani all’aspetto giuridico fino alla spesa alimentare in magazzini qualificati una volta alla settimana. La struttura individuata aveva tutti i parametri di edilizia residenziale richiesta. Dovrebbero trattenersi qui alcuni mesi. Sono gli unici afghani presenti qui, in tutta la provincia invece oggi sono più di 60». La famiglia arrivava, nell’ambito dell’operazione Aquila, direttamente dall’Afghanistan: dopo il periodo di quarantena obbligatorio è stata portata a Colbordolo. In Comune, a Vallefoglia, nessuno ne era al corrente a partite dal sindaco Ucchieli (impegnato, però, a Parma con l’Anci). 

La famiglia è molto riconoscenti per l’accoglienza ricevuta. Saranno ospitati finché non avranno i documenti e riusciranno a diventare autonomi, forse con qualche possibilità di trovare un’occupazione o una borsa lavoro. Non è escluso che qualcuno possa farlo anche all’interno del Consorzio di bonifica. «Chi ha lavorato per l’Italia in missioni internazionali, e per questo rischia la vita, non può essere abbandonato - dichiara il presidente dell’ente di bonifica, l’avvocato Claudio Netti -. Siamo felici di poter essere d’aiuto a questa famiglia. Del resto non è la prima volta. Da anni siamo coinvolti in progetti che prevedono tirocini per il reinserimento di soggetti ex tossicodipendenti o carcerati».

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA