Sovraccarico di malati Covid su Pesaro, interrogazione urgente. Ruggeri: «Riaprite il Covid Hospital»

Venerdì 14 Gennaio 2022 di Lorenzo Furlani
L'ingresso dell'ospedale San Salvatore di Pesaro

PESARO - La questione non riguarda la solidarietà territoriale, che non è mai stata in discussione a partire dalla prima ondata della pandemia, quando la sanità di Ancona e del Sud delle Marche intervenne in soccorso del territorio pesarese colpito da uno dei focolai più virulenti d’Italia, mentre l’azienda Marche Nord fece altrettanto in seguito, allorché alla terza ondata toccò agli Ospedali riuniti di Ancona andare in affanno per il Covid-19. In gioco c’è l’efficienza complessiva del sistema sanitario regionale, che per le esigenze extra di spazi e personale per le cure anti Covid richiede un’equilibrata distribuzione territoriale di risorse e carichi.

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Il peso soverchiante
Il peso soverchiante dei malati Covid, che comprime le risposte sanitarie date ai pazienti delle altre patologie, scaricato sulla sanità ospedaliera e territoriale di Pesaro e della provincia, come documentato dal Corriere Adriatico due giorni fa, ha provocato un’interrogazione a risposta immediata in Regione del M5s al presidente Acquaroli e all’assessore alla sanità per chiedere conto di questo “squilibrio dell’assistenza sanitaria nelle Marche per i malati da Sars-Cov-2”.

La capogruppo Marta Ruggeri segnala che «la giunta marchigiana deve chiarire una volta per tutte se intenda riaprire la struttura temporanea a Civitanova Marche, riequilibrando un carico di lavoro ora troppo sbilanciato sulla sanità della provincia pesarese» e preme in sostanza per la riattivazione dei moduli di terapia intensiva/subintensiva allestiti alla fiera di Civitanova (6 da 14 posti letto ciascuno, per un totale di 84) realizzati nel 2020 con il contributo finanziario dell’Ordine di Malta, a cui la giunta Ceriscioli aveva destinato quasi 4.250.00 euro.

Il vulnus iniziale di Ceriscioli
Il vulnus che viene indicato dalla nuova amministrazione regionale, a giustificazione di questo squilibrio, è la scelta dell’ex governatore Ceriscioli di destinare a Marche Nord una buona parte del potenziamento delle terapie intensive finanziato dal governo Conte nel maggio 2020. In particolare all’ospedale di Pesaro furono assegnati altri 41 posti letto di terapia intensiva e 27 di sub intensiva da allestire all’occorrenza convertendo posti ordinari. Agli Ospedali riuniti di Ancona ne vennero riservati 38 in più di intensiva (di cui 2 al Salesi) e 40 di sub intensiva (di cui 4 al Salesi). 

Le responsabilità di Capalbo e Saltamartini
Ma ciò che ora chiama in causa le responsabilità della direttrice generale di Marche Nord Capalbo e dell’assessore regionale alla sanità Saltamartini, per le scelte compiute a Pesaro sulla chiusura dei reparti ordinari in una condizione di occupazione ospedaliera non d’emergenza grazie alla campagna vaccinale (i ricoveri sono meno della metà di quelli di un anno fa: 325 contro 667, pur in presenza del picco assoluto di contagi), è che a Marche Nord (dati di ieri) sono occupati 25 posti letto di terapia intensiva e 24 di sub intensiva per un totale di 103 malati Covid mentre agli Ospedali riuniti di Ancona (che ha quasi 900 posti letto ordinari contro i quasi 600 di Marche Nord) “solo” 20 posti di intensiva e 17 di sub intensiva per un totale di 82 malati Covid.

«Il carico sanitario complessivo di degenti Covid - scrivono Ruggeri e Lupini nella loro interrogazione (dati per ospedali e territorio di martedì 11) - risulta distribuito come segue: nella provincia di Ancona corrisponde al 29% del totale, nel Fermano al 18%, nel Maceratese al 4%, nella provincia di Ascoli Piceno al 6% e arriva al 43% nella provincia di Pesaro e Urbino». Il paradosso è che ora la provincia pesarese, insieme a quella di Macerata, registra l'incidenza dei contagi più bassa nelle Marche.

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