Lanterna azzurra, sei vittime e un unico impegno. Mogol: «Mai più stragi, più sicurezza nelle discoteche»

Giovedì 9 Dicembre 2021 di Massimo Foghetti
Giulio Rapetti, in arte Mogol, presidente della Siae

FANO - Anche il presidente della Siae Giulio Rapetti, in arte Mogol, ha voluto partecipare alle iniziative per il terzo anniversario della strage della discoteca Lanterna Azzurra di Corinaldo, dove morirono 5 ragazzi e una mamma nella notte tra il 7 e l’8 dicembre 2018. I loro nomi sono risuonati come tocchi di campana al convegno organizzato ieri mattina nella sala del Gonfalone dal comitato genitori unitario (Cogeu), facendo vibrare i cuori, ma anche scaturire riflessioni: Benedetta, Asia, Emma, Mattia, Daniele, Eleonora. 

 

Il responsabile della Siae
«Con il direttore generale Gaetano Blandini – ha detto Mogol - siamo venuti ad onorare questi ragazzi e questa mamma che purtroppo hanno perso la vita in un momento in cui stavano cercando di divertirsi. E’ stata una tragedia che è giusto ricordare. La Siae è impegnata a vigilare sulla sicurezza delle discoteche per evitare che questi fatti si ripetano». Il tema della sicurezza ha dominato gran parte dell’incontro come impegno per il presente e per il futuro. «Le norme ci sono – ha evidenziando il prefetto di Pesaro e Urbino Tommaso Ricciardi – occorre stimolare la consapevolezza affinché ognuno le rispetti. Ma se un gestore di discoteca fa entrare nel suo locale mille persone in più del consentito, dobbiamo reagire. Da parte mia rinnovo tutto l’impegno a far sì che tutti i giovani si divertano in maniera sana e sicura, cercando per il futuro di colpire coloro che irresponsabilmente prestano il fianco affinché questi incidenti avvengano».

Il presidente del Silb
Secondo Maurizio Pasca, presidente nazionale del Silb, «quello che è successo alla Lanterna Azzurra non sarebbe successo in nessuna altra discoteca italiana. Ci sono state grandi responsabilità da parte della gestione. L’impegno del Silb è quello di dare più sicurezza ai giovani. Vorremmo - ha aggiunto - che questa giornata a carattere regionale diventi anche nazionale, l’8 dicembre sia giornata nazionale della sicurezza dei giovani in discoteca.

Ci siamo già resi promotori con il Ministero degli Interni insieme al Cogeu. Stiamo cercando di diversificare le serate - ha detto ancora - perché non riteniamo opportuno che ragazzi di 13-14 anni frequentino una discoteca fino alle 4 o alle 5 del mattino, insieme a 20-30enni».

Al termine del convegno condotto da Gianluca Ales giornalista di Sky, al quale hanno preso parte anche l’assessore Barbara Brunori, la presidente del Cogeu Luigina Bucci, il capo di gabinetto della regione Marche Luca Marconi e Raffaele Di Staso di ScuolaZoo, sono stati premiati per le loro tesi 6 neolaureati: Alice Nepi per lo studio sulla sicurezza degli edifici, Gianni Falleroni per i dispositivi elettronici atti alla sicurezza, Francesco Aliberti per la comunicazione agli adolescenti, Nicola Breccia per l’uso della digitalizzazione, Roberto Cappelletti per la tesi su questioni giuridiche e Giorgio Giovagnoli per la tesi su questioni economico-sociologiche.

La funzione religiosa
Il vescovo Armando Trasarti, nell’omelia di ieri della messa in cattedrale per le vittime di Corinaldo a tre anni dalla tragedia che sconvolse l’intero paese e non solo, ha ricordato l’intenso incontro delle famiglie che hanno perso i figli e una famiglia che ha perso la mamma con Papa Francesco, un incontro affettuoso e struggente allo stesso tempo.

«Le parole si interrompono di fronte alla morte dei ragazzi - ha sottolineato il vescovo - il linguaggio pubblico arrossisce davanti a tanta inaudita violenza per interesse o superficialità di gestione. Alla Chiesa è dato il compito di accompagnare nella sofferenza, accudire il dolore, consolare. Quando ero a Fermo ho avuto il ministero di accudire i genitori che avevano perso i figli e ho imparato molto da quelle storie. Poche parole, molti silenzi, sguardi e qualche telefonata. Quando una famiglia perde un figlio cambia la vita per tutta la vita, non si sana mai».

La testimonianza del fratello e della cugina
Un dolore questo che rimane impresso anche nei compagni delle vittime, tra cui il fratello di Benedetta, Francesco e la cugina Bianca, la cui emozione per la perdita di una vita che stava sbocciando rimane intatta. «Abbiamo imparato – hanno detto sul sagrato del duomo – che in poco tempo tutto può cambiare, ma noi a quel cambiamento non eravamo preparati. Da quel momento abbiamo visto le nostre vite stravolgersi per fare spazio ad un grande dolore che ci consente di non dimenticare mai. «Mi auguro – ha detto Francesco – che la morte di Benedetta serva a qualcosa perché altrimenti tutto questo sarebbe inspiegabile».

© RIPRODUZIONE RISERVATA