In fuga dalle torture, atto di onestà: gli fa trovare lavoro e amici

In fuga dalle torture, atto di onestà: gli fa trovare lavoro e amici
In fuga dalle torture, atto di onestà: gli fa trovare lavoro e amici
di Eleonora Rubechi
4 Minuti di Lettura
Sabato 13 Agosto 2022, 06:30

PESARO -  «Ogni storia è degna di essere raccontata» scriveva Luìs Sepulveda ne “Le rose di Atacama”: ancora di più quelle che accendono una scintilla di speranza, come la parabola di Faruk che da immigrato in fuga dalle torture adesso ha un lavoro, grazie anche a un portafoglio trovato e restituito e all’amicizia nata da quel gesto di onestà. Passo indietro.

Siamo verso la fine di maggio quando Francesco Martinelli, restauratore lucano innamorato di Pesaro, lancia un appello sulla pagina Fb “Sei di Pesaro se…” per incontrare la persona che gli ha trovato il portafoglio, consegnandolo alla polizia, senza toccarne il contenuto. E’ così che conosce Faruk e la sua storia. Faruk ha raggiunto l’Italia dopo un’odissea durata dieci anni: nel 2010 un’alluvione distrugge la sua attività in Bangladesh, con la quale mantiene la sua famiglia, mamma, la moglie, tre figli e due fratelli, uno dei quali «se ne è andato poco tempo fa» racconta. «Ho passato - spiega - otto anni in Libia, dove ho assistito alle più grandi disumanità che si possano immaginare: torture, minacce con la pistola, uccisioni a sangue freddo, compagni rinchiusi in celle senza poter mangiare né bere».Anche Faruk ha subito torture, fino alla decisione di fuggire per inseguire la speranza. «Ho passato 32 ore in mare, senza nulla da mangiare» premette: un viaggio terribile, terminato con lo sbarco in Italia nel 2020, quando ha raggiunto Pesaro, dove è stato accolto e inserito in un percorso di integrazione dalla cooperativa Labirinto.

Francesco sente di dover fare qualcosa per quell’uomo che nonostante le sofferenze patite, crede ancora nell’onestà e ha compiuto un gesto per nulla scontato; al suo ritorno a Pesaro la prima persona a cui pensa è proprio Faruk con cui è sempre rimasto in contatto. E qui arriva la scintilla di speranza: Faruk ha finalmente un lavoro, un contratto, con uno stipendio giusto, in un noto ristorante etnico pesarese. «Faruk porta impressi sulla sua pelle i segni di un passato inimmaginabile, ma nulla ha potuto spegnere il suo sorriso, la sua voglia di mettersi al servizio degli altri e di fare qualsiasi cosa per ricongiungersi alla sua famiglia. Io ho trovato in lui un figlio, lui in me un padre: il giorno in cui potrà riabbracciare sua moglie e i suoi figli sarà il più bello della mia vita» spiega commosso Francesco, che racconta sorridendo come Faruk lo abbia presentato a tutti i membri della sua comunità a Pesaro come il suo “papà” italiano. «Spesso - prosegue - camminando per le vie di Pesaro mi fermano, mi salutano come il papà di Faruk, mi sorridono; è come far parte di una nuova, grande famiglia».Faruk è in attesa del rilascio di una “protezione speciale”, che gli consentirebbe di ottenere un permesso di soggiorno nel nostro Paese per due anni, e di potersi recare, seppur per un periodo limitato di tempo, in Bangladesh per riabbracciare la sua famiglia.

«La protezione speciale è una modalità di permesso che viene rilasciata a migranti come Faruk che non rientrano nei decreti flussi e non possono essere considerati rifugiati politici, perché sono dovuti fuggire dal loro Paese per altre ragioni; nel caso di Faruk per calamità naturale» spiegano Marzia Bianchini, operatore legale dell’associazione Labirinto, e Simona Lazzarini, coordinatore del progetto Invictus che segue Faruk; per ottenere la protezione speciale è necessario soddisfare diversi criteri: aver frequentato con profitto i corsi di lingua italiana, svolgere attività di volontariato, avere un contratto di lavoro ed essere ben integrati nella comunità. «Faruk soddisfa pienamente ogni criterio - continuano le operatrici - ha fatto di tutto per migliorare nella nostra lingua, frequentando i corsi anche a distanza, quando eravamo in pieno lockdown; ha svolto attività di volontariato con Auser nel progetto “Nonno vigile”, aiutando i bambini delle elementari nell’attraversamento delle strisce pedonali, frequentato il corso di aiuto cuoco che gli ha finalmente permesso di trovare lavoro presso il ristorante Surin: è una persona speciale, che si impegna al massimo per essere accolto».

«Sono grato a Pesaro a tutti coloro che mi hanno sostenuto e mi sostengono da quando sono in Italia - conclude Faruk, che anche sul lavoro è benvoluto da tutti - non chiedo nulla di più di quanto ho ricevuto: tutto ciò che desidero è solo poter riabbracciare, dopo dieci anni, mia moglie e i miei figli».
 

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