Guardie mediche chiuse, il caso pesarese in Parlamento: interrogazione al ministro Speranza per misure urgenti

Sabato 7 Maggio 2022 di Lorenzo Furlani
La sede di Fano della guardia medica

PESARO - Il grave problema della carenza dei medici di continuità assistenziale nella provincia di Pesaro Urbino finisce in Parlamento. Il deputato Roberto Rossini ha presentato un’interrogazione al ministro della salute, Roberto Speranza, per chiedere al governo di risolvere l’emergenza del numero insufficiente dei medici innanzitutto con misure straordinarie e urgenti e anche in modo programmato. La strada indicata è quella di ricorrere ai medici pensionati e di eliminare le incompatibilità per i medici in formazione.

 

Allo stesso tempo la consigliera regionale Marta Ruggeri, del medesimo movimento 5 Stelle, sollecita con una mozione urgente la Regione ad affrontare l’altra allarmante mancanza di medici, che investe i pronto soccorso delle Marche. La proposta in questo caso è quella di rendere obbligatori per tutti i medici nuovi assunti di specialità equipollenti e affini lo svolgimento di due anni iniziali di servizio in un pronto soccorso.

La preoccupazione
La preoccupazione per la chiusura delle postazioni territoriali di guardia medica nel nostro territorio ha un’eco alla Camera dei deputati dove Roberto Rossini ha già rappresentato la precarietà del servizio, firmando ora sul tema un’interrogazione. 

«La situazione è grave - afferma il deputato -, nella nostra provincia il servizio di continuità assistenziale non è più garantito da mesi. Abbiamo subito tante chiusure: i presidi di Vallefoglia, Pesaro, Gabicce-Gradara, Cagli, Mondavio. Si sono aggiunti anche Mondolfo e Fano. Siamo in piena emergenza». 

«Via il numero chiuso»
«A livello strutturale - evidenzia il deputato del M5s - abbiamo bisogno di più medici, quindi via il numero chiuso dalle facoltà di medicina e partiamo con un piano di assunzioni straordinario. Ma ci vorranno anni. Nel frattempo, nell’immediato, l’urgenza è trovare medici disposti a garantire il servizio. Quindi il governo deve togliere le incompatibilità dei nostri medici in formazione (e c’è un’incompatibilità per i medici di base oltre un certo numero di assistiti, ndr) e richiamare i medici in pensione, magari incentivandoli con una tassazione agevolata. È l’unico modo per tamponare l’emorragia. Altrimenti non ne usciamo».

Il deputato del M5s ha preso l’iniziativa dopo le infruttuose interrogazioni in Regione. Non ha risolto il problema neppure l’accordo regionale per integrare il compenso del medico nel caso della copertura di postazioni territoriali chiuse per mancanza di personale.

L’esempio della Campania
Nell’attesa di una programmazione adeguata della formazione medica, la consigliera regionale Marta Ruggeri rilancia nelle Marche la soluzione già adottata in Campania per tamponare l’emergenza nella medicina d’urgenza.

«Dovranno prestare servizio in un pronto soccorso della regione, per almeno i primi due anni, tutti i medici che vinceranno un concorso per la copertura di posti a tempo indeterminato in discipline affini ed equipollenti alla medicina di emergenza urgenza», specifica Ruggeri, riguardo alla sua mozione. Due gli obiettivi: garantire la copertura dei turni nei pronto soccorso e «allo stesso tempo integrare in modo efficace la formazione dei nuovi assunti, assicurando la fondamentale esperienza legata al trattamento del paziente acuto».

La mozione di Ruggeri sollecita la Regione anche a promuovere ai tavoli ministeriali tanto gli incentivi alla scelta della scuola per la specializzazione in medicina d’urgenza quanto l’incremento di risorse finanziarie per meglio motivare il personale.

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA