Frode fiscale, la "Cassaforte di famiglia" porta altri guai all'imprenditore Concetti

La villa sequestrata nell'operazione "Cassaforte di famiglia"
La villa sequestrata nell'operazione "Cassaforte di famiglia"
di Luigi Benelli
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Giovedì 13 Ottobre 2022, 03:15 - Ultimo aggiornamento: 20:29

PESARO -  Accusati di aver fatto sparire 4 milioni da sei società fallite. Otto indagati per frode fiscale e riciclaggio tra imprenditori e professionisti nell’inchiesta “Cassaforte di famiglia”. Nome non a caso, perché tra le persone coinvolte ci sono il noto imprenditore Riccardo Concetti, 64 anni e la moglie. Un’indagine dei Finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-finanziaria di Pesaro iniziata un anno fa e che adesso è arrivata alla conclusione delle indagini con il sequestro preventivo di 2 milioni di euro di beni.


Un anno fa l’indagine


Accusati di frode fiscale e riciclaggio oltre ai due coniugi pesaresi imprenditori, tre commercialisti anconetani, un commercialista pesarese, un consulente pesarese, un consulente di fuori regione L’attività è nata dalla riunione di 6 fascicoli fallimentari riferiti ad altrettante società operanti nei settori dalla distribuzione alimentare (i supermercati Migliarini) all’immobiliare, riconducibili a due coniugi. Assieme agli altri indagati avevano fatto sparire dalle società decotte un importo complessivo di oltre 4 milioni. Per loro anche l’accusa di bancarotta documentale e patrimoniale. Le investigazioni iniziali avevano fatto emergere diverse e consistenti movimentazioni finanziarie operate, tra il 2011 e il 2014, dalla coppia, in favore di una società pesarese, sempre a loro riconducibile, seppure formalmente amministrata, nel tempo, da prestanome e sebbene le quote di maggioranza fossero passate in capo a società fiduciarie o di diritto estero (Malta, San Marino).

L’indagine ha avuto il suo culmine nel giugno dell’anno scorso quando Concetti fu arrestato (oggi è libero ndr) e quando fu emesso un decreto di sequestro preventivo per un importo complessivo di oltre 700.000 euro. Sono stati messi i sigilli a un appartamento con garage da 150 mila a Pesaro, alla villa con terreni da oltre 400mila a Colbordolo e un altro immobile affittato a una banca per un valore di 140mila euro circa. La società nel frattempo è stata dichiarata “fallita”, consentendo agli investigatori di allargare il novero dei reati relativi alla gestione di tale società anche a quelli di “bancarotta fraudolenta patrimoniale” e “ritardato fallimento” in capo all’ultimo amministratore, nonché liquidatore, della fallita (il commercialista pesarese). 


Un ulteriore decreto


Il gip di Pesaro, accogliendo la tesi della procura, ha emesso un ulteriore decreto di sequestro preventivo, per oltre 700.000 euro, costituente il profitto del reato di riciclaggio. E’ stata avanzata una ulteriore proposta di sequestro preventivo per il profitto del reato di utilizzo di fatture per operazioni inesistenti per 500.000 euro. Si parla di un immobile da 71 mila euro, disponibilità finanziarie giacenti sui conti bancari e quote societarie riferite alla società immobiliare che teneva in pancia tre appartamenti. La magistratura ha adesso emesso l’avviso di conclusione indagini preliminari.
 

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