"La Fondazione Carifano si apra alla città"
Bene Comune segnala svalutazioni e perdite

"La Fondazione Carifano si apra alla città" Bene Comune segnala svalutazioni e perdite
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Martedì 9 Giugno 2015, 15:16 - Ultimo aggiornamento: 10 Giugno, 15:23

FANO - Durante la presidenza di Fabio Tombari, la Fondazione Carifano ha perso 10 milioni di valore patrimoniale. Negli ultimi dieci anni, infatti, il patrimonio netto dell'ente si è svalutato, passando da 148,2 milioni del 2004 a 138,4 milioni del 2014.

"In questo modo è stata disattesa la missione della conservazione e della redditività del patrimonio prevista da una norma di legge recepita nello statuto", evidenzia l'associazione politica Bene Comune, che chiede un significativo processo di autoriforma dell'ente all'insegna dei criteri di trasparenza, competenza, responsabilità e rotazione delle cariche previsti dalle linee guida del protocollo d'intesa sottoscritto nell'aprile scontro dal Ministero dell'economia e dall'associazione delle fondazioni bancarie, che concede ai singoli istituti un anno di tempo per provvedere.

Il patrimonio è quello derivato dalla storica gestione della Cassa di Risparmio di Fano, quindi è il patrimonio prodotto dai risparmi di tutti i fanesi, ai quali deve tornare un vantaggio attraverso le erogazioni annuali della Fondazione, finalizzate a scopi di utilità sociale e allo sviluppo economico del territorio.

Per fare confronti, nei primi 12 anni di gestione della Fondazione Carifano, dal 1992 al 2004, quelli della presidenza di Valentino Valentini, tale missione era stata realizzata attraverso la rivalutazione del patrimonio netto (secondo i bilanci pubblicati) da 137,5 milioni a 148,2 milioni. Tale guadagno finanziario è stato pressoché azzerato, portando l'ente indietro di 22 anni.

Quella di un'improduttiva e imprudente gestione patrimoniale è la censura più rilevante dell'associazione Bene Comune, che lancia lo slogan “La Fondazione Carifano che vogliamo” per segnalare la necessità di un dibattito nella città sulla gestione dell'ente volto all'introduzione di effettivi processi di partecipazione democratica.

Tra gli adempimenti prescritti, c'è anche quello dell'approvazione e della pubblicazione del regolamento per la gestione del patrimonio. “Il protocollo - osserva Paolo Tamburini, responsabile per i beni comuni dell'associazione, nella foto con Matteo Giuliani e Carlo De Marchi - richiede la pianificazione strategica degli investimenti tramite criteri per la migliore combinazione tra redditività e rischio. E' poi necessaria una chiara attribuzione di responsabilità con la separazione dei ruoli. Inoltre, ci deve essere una verifica a posteriori con eventuali conseguenti misure correttive”.

Tutto questo finora non sarebbe stato praticato dalla Fondazione, secondo Bene Comune, che oltre alla citata svalutazione del capitale netto evidenzia la riduzione dell'avanzo di amministrazione dagli oltre 7 milioni del 2005 a 1,347 milioni del 2014 (con un andamento altalenante nel tempo che ha conosciuto un altro picco negativo nel 2008 con un utile di “appena” 1,466 milioni) e il dimezzamento in pratica delle erogazioni al territorio, secondo una tendenza progressiva e ormai consolidata, da 3,659 milioni del 2005 a 1,919 milioni del 2014.

In base all'analisi dei bilanci svolta da Bene Comune, ciò sarebbe il frutto di operazioni finanziarie sbagliate, non solo lo sciagurato investimento nelle azioni di Banca Marche ma anche l'acquisto di fondi quotati in borsa e di fondi immobiliari che ha portato a svalutazioni e perdite rilevanti.

Il grande danno patrimoniale subito dalla Fondazione Carifano è stato causato dall'acquisto, in tre tranche per complessivi 45 milioni di euro, delle azioni di Banca Marche, ora in amministrazione straordinaria. Nel bilancio consuntivo 2013 della Fondazione quella partecipazione è stata svalutata per 24,5 milioni di euro con l'abbattimento del patrimonio netto da 161,6 a 138,5 milioni. E' prevedibile che le azioni (ora contabilizzate a 0,495 euro l'una) subiscano un'ulteriore svalutazione al termine del periodo di amministrazione straordinaria.

Inoltre, secondo Bene Comune il modesto avanzo di amministrazione del 2014 (1,374 milioni) è stato provocato dalla svalutazione per 2 milioni di euro, pari alla metà del capitale investito, di due fondi immobiliari chiusi, acquistati nel 2006 e nel 2007, gestiti da Est Capital Sgr spa in amministrazione straordinaria dal maggio 2014.

Inoltre Tamburini rileva che nel 2007, di fronte alla crisi dei subprime, il crollo del mercato immobiliare americano e le incertezze finanziarie è stata correttamente aumentata la componente liquida del patrimonio investita in pronti contro termine ma impropriamente sono state acquistate quote dei citati fondi immobiliari e, per 27 milioni di euro, di quattro fondi speculativi svalutati l'anno successivo per 2,9 milioni, con perdite solo parzialmente recuperate attraverso le successive vendite.

La riforma che le Fondazioni bancarie devono implementare entro un anno prevede l'accorciamento del mandato di presidente e membri del Consiglio generale da 5 a 4 anni, mantenendo il limite massimo di due (già è così per i membri del Consiglio di amministrazione).

“La norma vuole impedire l'identificazione della Fondazione con la persona che la presiede, per prevenire la cristallizzazione di forme di potere nella città - osserva il presidente di Bene Comune, Matteo Giuliani -. Tale regola una volta introdotta nello statuto si applicherà al mandato successivo, l'attuale presidente della Fondazione Carifano perciò potrà legittimamente concludere il suo incarico nel 2019. Tuttavia segnaliamo che la riforma prevede un periodo massimo di presidenza di 8 anni, quella di Fabio Tombari, in carica dal 2004, sarà al termine di 15 anni. Diciamo che se il presidente Fabio Tombari volesse spontaneamente anticipare l'applicazione della riforma compirebbe un gesto nobile e lungimirante, che sarebbe apprezzato da molti”.

“Teniamo a precisare - puntualizza Carlo De Marchi - che non facciamo della Fondazione Carifano una questione personale riferita al presidente. In gioco c'è la necessità di aprire l'istituzione alla città e di favorire processi di partecipazione democratica”.

Perciò nessuno è tornato sulla sovrapposizione dei ruoli tra Fondazione, gruppo bancario e società immobiliare in relazione al forte indebitamento di Madonna Ponte con Medioleasing emerso i mesi scorsi.

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