Silvia Romano, blitz di 8 ore del Ros nella sede della onlus: copiati gli hard disk e le memorie dei telefoni

Sabato 16 Maggio 2020 di Lorenzo Furlani
Fano, Silvia Romano, blitz di 8 ore del Ros nella sede della onlus: copiati gli hard disk e le memorie dei telefoni

FANO - L’ultima stazione del calvario di Africa Milele, appendice di quello patito da Silvia Romano prigioniera per 18 mesi dei terroristi somali di Al-Shabaab, inizia al mattino e si sviluppa per quasi 9 ore. Tanto è durata ieri la perquisizione nella sede della onlus di Fano eseguita dal Raggruppamento operativo speciale dei carabinieri di Roma, che indaga sul sequestro della volontaria milanese nel villaggio africano di Chakama. Un lavoro paziente e scrupoloso di ricerca di fonti di prova e di riscontro degli elementi investigativi, che ha portato a fine giornata all’acquisizione di documentazione sociale e materiale informatico.

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Gli uomini del Ros arrivano alle 9, accompagnati da un consulente informatico della procura della Repubblica di Roma, nell’abitazione a schiera della palazzina di Torno, contrada di campagna di Fano, dove la presidente Lilian Sora ha concentrato l’attività della onlus fondata nel 2012 per sostenere l’infanzia e promuovere aiuti materiali per il villaggio di Chakama, nel Kenya rurale, dove c’è il suo compagno masai, padre della sua secondogenita di tre anni. Se ne vanno alle 17,30.
 
Il primo scrupolo di Lilian Sora è quello di portare via la bambina. Ci pensa la figlia più grande, che ha 19 anni e l’assiste nell’attività di Africa Milele. La piccola va a casa della nonna; quando la ragazza torna i carabinieri perquisiscono la sua automobile e la fanno ricoverare nel garage. In quelle 8 ore e mezzo tutto viene passato al setaccio nella sede della piccola onlus che in 6 anni, in base ai bilanci sociali, ha raccolto 260mila euro per la cooperazione con l’Africa, in particolare per il villaggio a 80 chilometri da Malindi, di cui Lilian Sora si innamorò scoprendolo durante il viaggio di nozze nel 2009. Gli inquirenti devono controllare tutta l’attività della onlus e verificare quelle parole pesanti verbalizzate davanti al pubblico ministero da Silvia Romano, dopo la liberazione, secondo le quali a Chakama sarebbe stata mandata allo sbaraglio. Silvia ci arrivò come referente di Africa Milele il 5 novembre 2018 con l’entusiasmo dei suoi 23 anni, alla seconda esperienza di volontariato internazionale. Lilian Sora, che l’aveva incontrata a Malindi, ha dichiarato che la giovane aveva sostenuto un colloquio e compilato un questionario seguendo un corso online. Il ministro degli esteri Di Maio, tre giorni fa, ha riferito in Parlamento che Africa Milele si era mossa in autonomia senza seguire gli indirizzi del Ministero in materia di sicurezza.

Il protocollo stipulato dalle ong con l’unità di crisi della Farnesina prevede che i volontari siano sempre accompagnati da un cooperante professionista oltre che da un referente del posto. Invece, Silvia Romano, a cui ancora non era stata stipulata l’assicurazione contro malattie e infortuni, il giorno del rapimento da parte di 8 banditi armati di fucili era l’unica occidentale a Chakama. Lilian Sora ha spiegato che due volontari erano partiti il giorno prima e l’arrivo della coppia che li avrebbe sostituiti era slittato di due giorni. La sicurezza della ragazza era garantita da due masai muniti di machete, ma in quel momento uno era al fiume e l’altro in giro per il villaggio. La presidente ha detto che fino a 20 minuti prima dell’assalto aveva parlato al telefono con Silvia e ha aggiunto di sapere chi avrebbe spiato e tradito la volontaria.

Comunicazioni ai raggi x
L’inchiesta della procura di Roma ancora si muove lungo il filone principale d’indagine: il sequestro di persona. L’interesse è quello di riscontrare le dichiarazioni di Silvia Romano e di Lilian Sora, che era già stata ascoltata dai carabinieri, con le comunicazioni che sono intercorse in quei giorni cruciali e in seguito. Perciò il consulente informatico copia gli hard disk dei computer presenti nella casa e la memoria dei telefoni con tutti i messaggi. Alla fine i carabinieri reggono due scatoloni contenenti materiale investigativo. Usciti loro la porta e tutte le finestre dell’abitazione si serrano nuovamente davanti ai giornalisti. È oscurato anche il campanello. Lilian Sora si richiude nel mutismo ma ciò che le fa più male è il silenzio che perdura verso di lei di Silvia Romano.

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