Violano le regole della caccia, i quattro svolgono lavori utili e risarciscono gli animalisti

Venerdì 22 Aprile 2022 di Luigi Benelli
Gli accertamenti sui cacciatori sono stati condotti ai carabinieri forestali

FANO - Richiami per uccelli proibiti, maltrattamenti verso le allodole costrette a volare legate a un filo per attrarre altri esemplari e specie protette abbattute. Quattro cacciatori sono finiti nei guai e hanno effettuato lavori di pubblica utilità per estinguere il reato.

 

La materia è penale e si riferisce alla legge sulla caccia del 1992, articolo 30, ovvero il divieto di abbattere, catturare o detenere specie di uccelli nei cui confronti la caccia non è consentita o fringillidi in numero superiore a cinque o per chi esercita la caccia con mezzi vietati.

Maltrattamento di animali
Ieri davanti al giudice monocratico di Pesaro tre di loro hanno dimostrato di aver eseguito i lavori richiesti e pagato una somma di 150 euro alle associazioni animaliste che si erano costituite parte civile. Per un quarto imputato c’è stato un rinvio per la certificazione dei lavori eseguiti. Secondo quanto emerso dalle indagini dei carabinieri forestali, i quattro cacciatori di età compresa tra 60 e 80 anni, avrebbero esercitato la caccia con l’ausilio di richiami acustici vietati.

Utilizzavano due capannoni nelle campagne fanesi, distanti meno di 100 metri tra loro. Qui avrebbero attirato gli uccelli con un richiamo elettronico non consentito con tanto di memoria sd con all’interno i cinguettii di varie specie. Con loro avevano altoparlante, cavi di collegamento per diffondere il suono nell’ambiente.

Al momento del controllo erano stati sorpresi mentre avevano acceso il dispositivo con il verso del piviere e di uno storno. Reato punito con una ammenda da 1.549 euro. Non solo, avevano anche abbattuto 3 esemplari di piviere dorato e li avevano nascosti sotto delle tavole di legno nei pressi di alcuni ulivi vicino ai luoghi dell’appostamento. Il fatto era avvenuto nel novembre del 2019.

I quattro dovevano rispondere in concorso anche di maltrattamento di animali avevano sottoposto due specie di allodole a comportamenti insopportabili per le loro caratteristiche. Erano state imbragate e legate a un filo di 15 centimetri collegato a un dispositivo che le sollevava per poi farle ricadere improvvisamente a terra. Il tutto come richiamo.

Il reato ora estinto
Infine uno di loro è accusato anche di detenzione abusiva di munizioni perché possedeva circa 1.700 proiettili, un numero superiore a quanto consentito. Ieri il reato è stato dichiarato estinto perché i cacciatori hanno prestato servizio di pubblica utilità all’Asur e a San Paterniano di Fano alla mensa per i poveri. E hanno corrisposto 150 euro ciascuno alla associazione animalista Ede Odv costituitasi parte civile tramite l’avvocato Simone Candelora. Gli imputati erano difesi da Raffaella Marini.

 

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