Trappola in alto mare tra super yacht rubati, reimmatricolati e poi venduti: in due alla sbarra

Giovedì 17 Giugno 2021
Fano, trappola in alto mare tra super yacht rubati, reimmatricolati e poi venduti: in due alla sbarra

FANO - Uno yacht di lusso ormeggiato a Corfù, in Grecia. Le carte per poterlo vendere in maniera abusiva, con falsi documenti e falsi attestati di navigazione. E’ iniziato a Pesaro il processo a carico di un napoletano di 41 anni e di un moldavo di 47, accusati di tentato furto aggravato in concorso. 

 

Lo stralcio

Si tratta di uno stralcio di un processo più ampio che ha visto la condanna in Cassazione di una coppia, lui fanese di 74 anni e la moglie marocchina di 43 per una serie di furti di imbarcazioni di lusso sparsi in giro per il Mediterraneo da una organizzazione transazionale che li reimmatricolava, li dotava di nuova bandiera ed equipaggio e li rivendeva ai magnati arabi per conto dei quali spesso li rubava su commissione, dando in anticipo - ancora prima del furto dall’ormeggio - la certezza sulla data di consegna. Un giro da 10 milioni di euro. Il fanese, E.L. fu condannato a 8 anni e 5 per la moglie, S.H, interprete. Poi anche un siriano, condannato in primo grado, in contumacia, a 6 anni e mezzo. Un giro internazionale tra Croazia, Grecia, Turchia, Egitto, Siria, Libano, Montenegro e Italia. I fatti risalgono al 2013 e in questo caso, secondo l’accusa, il moldavo e il napoletano avrebbero voluto impossessarsi dell’imbarcazione Lunatico ormeggiata a Corfù. Un tuttofare avrebbe procurato i documenti poi il napoletano doveva far parte del nuovo equipaggio che avrebbe dovuto consegnare la barca al moldavo. Ma l’autorità portuale greca non consentì la partenza. Ci riprovarono poco dopo quando lo yacht sarebbe dovuto essere consegnato al fanese, utilizzando documenti falsi. Saltò tutto perché la società proprietaria della barca incaricò un addetto per portarla a Marina di Ravenna. 

L’inizio del dibattimento

Per gli imputati anche le aggravanti di aver agito in più di tre persone, su cosa esposta alla pubblica fede per un possibile danno patrimoniale di grande entità. L’accusa parla di un «gruppo criminale organizzato impegnato in più di uno stato». Ieri l’inizio del dibattimento nel tribunale di Pesaro. Si proseguirà il 15 luglio con l’ascolto dei testi.

 

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