Botte e sonniferi invece delle cure: condannato per maltrattamenti il badante del professor Battistelli

Venerdì 23 Ottobre 2020 di Luigi Benelli
Fano, botte e sonniferi invece delle cure: condannato per maltrattamenti il badante del professor Battistelli

FANO - Botte e sonniferi. Avrebbe dovuto essere il suo badante, la persona che se ne prendeva cura. Ma un 62enne dello Sri Lanka è finito a giudizio per aver maltrattato l'anziano che assisteva.

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Ed è stato condannato. La storia è venuto a galla nel dicembre 2019 e ha avuto l'epilogo ieri davanti al tribunale collegiale di Pesaro dove il badante è stato giudicato. Ma secondo le ricostruzioni degli inquirenti tutto sarebbe già iniziato nella primavera del 2018. 

 
Le accuse
L'uomo era accusato di maltrattamenti nei confronti di Franco Battistelli, 86 anni, ora deceduto, molto noto a Fano nell'ambito culturale. Una vera istituzione nell'ambito dato che oltre a essere insegnante diresse la biblioteca federiciana e la pinacoteca fanese. Autore di diversi libri è stato un protagonista della cultura marchigiana. Il cingalese era da tanti anni un collaboratore familiare tanto che aveva trasferito la moglie qua ed era sempre a stretto contatto con il professore. Ma secondo le ricostruzioni degli inquirenti, quando l'anziano si ruppe il femore, le cose cambiarono radicalmente. Di fronte alle richieste di aiuto dell'anziano, soprattutto la notte, l'uomo (difeso dall'avvocato Andrea Reginelli, ndr) aveva perso la testa. Gli avrebbe ripetutamente somministrato un farmaco sonnifero oltre prescrizioni mediche ogni qualvolta chiedeva assistenza. Dosi tali da provocare stati confusionali per gran parte della giornata successiva. Ma oltre a questo anche pugni e percosse, provocando delle lesioni. 
Il referto del Pronto Soccorso
Il giorno di Santo Stefano infatti l'anziano era finito al pronto soccorso. Già, perché secondo le carte il 62enne lo aveva preso a pugni provocandogli ecchimosi e traumi al busto, arti inferiori e braccia guaribili in sette giorni. La famiglia, avendo sospettato qualcosa, aveva affiancato al badante dello Sri Lanka anche un altro collaboratore. Che ha raccontato in aula di quell'episodio, motivo per cui aveva avvertito la famiglia affinché tutto finisse. Per l'imputato anche l'accusa di lesioni personali con l'aggravante di aver commesso il fatto approfittando delle circostanze di tempo, luogo ed età della vittima. Che era invalida a tutti gli effetti. Ieri sono stati ascoltati diversi testi tra cui i medici del pronto soccorso, l'altro collaboratore, un ispettore di Polizia e i parenti. 
«Tradito il rapporto di fiducia»
Nel fascicolo anche le foto delle tumefazioni dovute alle percosse. Testimonianze e prove che hanno spinto il collegio a condannare l'imputato a 3 anni e 1 mese. Il pm ne aveva chiesti 3 anni e 3 mesi. La famiglia si è costituita parte civile ed è stata difesa dall'avvocato Francesco Coli. Per loro una provvisionale di 5.000 euro. Ma l'obiettivo non era il risarcimento. «E' una sentenza giusta spiega Coli sono stati accertati i fatti. Purtroppo è triste che un persona con cui hai avuto un rapporto di collaborazione per anni possa aver tradito la fiducia e non solo. Un rapporto tale che nel testamento gli aveva persino lasciato l'auto d'epoca 500». 

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