Palazzo Nolfi, uno scavo per il mosaico. La Soprintendenza annuncia l’avvio di indagini nel cortile

Lunedì 24 Gennaio 2022 di Massimo Foghetti
Palazzo Nolfi che ospiterà l Archivio di Stato

FANO - Il Centro Studi Vitruviani ha lamentato il fatto che non sono state diffuse notizie in merito alla scoperta del mosaico durante i lavori di ristrutturazione di palazzo Nolfi per la nuova sede dell’Archivio di Stato. 

 
Gli accertamenti
«Ogni notizia al momento sarebbe prematura - dichiara Raffaella Ciuccarelli responsabile per la Soprintendenza dei Beni Archeologici della regione della zona di Fano, oltre quelle di Pesaro e Senigallia -. Il rinvenimento è interessante, ma è stato compiuto fino ad oggi per una superficie molto piccola, quindi per capire di che cosa si tratta, dobbiamo estendere le ricerche. Il mosaico è pregevole, è stato realizzato con tessere nere ed intarsi chiari ed è di buona fattura, ma non possiamo dire che appartenga ad una domus anche se il rinvenimento di un muro nei pressi potrebbe far supporre questo. Abbiamo quindi in programma l’estensione delle ricerche per verificare la consistenza del reperto. Allora è nostra intenzione pianificare uno scavo vero e proprio, programmando quote, estensione di superficie, costi ed eventualmente se ne vale la pena un progetto di valorizzazione del sito».


Qual è la sua impressione al momento? «In qualsiasi punto del centro storico di Fano si scavi, ci si imbatte sui resti del passato: le varie fasi della città antica sono ancora presenti sotto la superficie attuale. Il mosaico rinvenuto nel cortile di palazzo Nolfi si trova ad una quota molto superficiale, il che potrebbe far credere che molte sue pertinenze sono andate distrutte nei secoli successivi. Oltre alle testimonianze romane, la città conserva un ingente patrimonio di resti medioevali che non sono affatto da trascurare: ne abbiamo trovati recentemente di molto interessanti nello scavo dell’ex filanda dove giace il teatro romano e nell’area dell’ex collegio Sant’Arcangelo, dove sono in atto indagini preventive in ordine alla realizzazione della casa del Carnevale. Anche in questo caso vedremo come andare avanti, ma è un procedimento che stiamo adottando in ogni cantiere della città».


Che significa archeologia preventiva? «Si tratta di un metodo di lavoro che applicheremo anche in occasione dell’ampliamento della biblioteca Federiciana, cioè faremo saggi archeologici prima della chiusura della progettazione e quindi dell’intervento vero e proprio in modo da evitare che gli interventi edilizi interferiscano con eventuali beni archeologici sottostanti. In parole povere, a titolo esemplificativo, un plinto in cemento armato non può essere posizionato sopra un mosaico romano e questo lo si fa prima dell’inizio dei lavori». 
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Come mai in simili occasioni non agite apertamente, ovvero non effettuate scavi visibili a tutti, dato l’interesse che l’archeologia ha assunto non solo a livello culturale, ma anche turistico? «Non sempre questo è possibile, dipende dal luogo, dalle circostanze e soprattutto dalle condizioni di sicurezza. Quando è stato possibile lo abbiamo fatto. Vorrei ricordare Porta Maggiore. E’ un metodo che mi appartiene, tanto è vero che in quella occasione, la stessa archeologa che ha compiuto gli scavi è stata resa disponibile ad informare il pubblico su ciò che via via si andava scoprendo, organizzando visite per gli studenti e per tutti cittadini».

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