Marina dei Cesari, 11 milioni di debiti, l’imprenditore Cazziol non si arrende: «Se falliamo faremo di nuovo ricorso»

Il presidente Alberto Cazziol
Il presidente Alberto Cazziol
di Massimo Foghetti
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Sabato 16 Aprile 2022, 08:20

FANO - Anche se la sorte sembra segnata, ancora non è stata comunicata ufficialmente la sentenza del Tribunale di Pesaro che decreterebbe il fallimento della società Marina dei Cesari per un importo debitorio di 11 milioni di euro, nell’attesa si moltiplicano ovviamente gli interrogativi su cosa succederà ora al porto turistico di Fano.

 

Innanzitutto va sottolineato che si è arrivati a questo punto, perché non si è riusciti a trovare un accordo tra la società che ha “comprato” a suo tempo il credito delle banche, la Acadi srl, e le offerte economiche prospettate dai nuovi potenziali investitori interessati a rilanciare il porto turistico.


«In ogni caso Marina dei Cesari – ha dichiarato il suo presidente Alberto Cazziol - continuerà a sostenere anche in sede giudiziaria la solidità delle ragioni che già in un primo grado di giudizio avevano portato ad escluderne il fallimento». Quindi, nell’occasione, si presenterà un nuovo ricorso. Concepito inizialmente come un’opera interamente pubblica, il nuovo porto turistico è stato lanciato grazie alla iniziativa privata dell’imprenditore milanese, Alberto Cazziol, grazie ad una concessione demaniale rilasciata nel 2003, con una durata di 75 anni e scadenza nel 2078. Sostenuto inizialmente anche da una piccola cordata di imprenditori fanesi poi allontanatasi, Cazziol si è ritrovato rapidamente a reggere da solo l’onere gestionale e soprattutto finanziario di quest’opera. All’inizio le cose sono andate a gonfie vele, la darsena si è riempita di diportisti locali e forestieri. 


Poi è arrivata la crisi finanziaria internazionale iniziata attorno al 2008, e Marina dei Cesari ha perso in pochi mesi quasi metà dei clienti. In seguito sembrava essere riuscita a riprendersi quasi completamente, ma attorno al 2011, ai tempi del governo Monti quando è stata aumentata la tassazione su diportismo, il mercato è ripiombato in una crisi profonda, che ha visto quasi dissolversi in tutto il Paese l’economia legata al diporto nautico. In seguito c’è stata una nuova ripresa che ha consentito a tutto il settore della cantieristica di risalire la china; poi è arrivato il Covid e per Marina dei Cesari le cose sono precipitate nuovamente.

Le disavventure della società non dovrebbero ripercuotersi sui diportisti, dato che il contratto relativo ai loro ormeggi è stato stipulato con un’altra società, la Darsena dei Cesari, che non ha debiti con alcuno. Ma ci si chiede: in futuro potranno coesistere due situazioni, di cui una società detiene la concessione demaniale ereditata da Marina dei Cesari e un’altra gestisce i contratti degli ormeggi? Il problema è allo studio anche dell’amministrazione comunale.

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