Moglie chiusa in cantina e picchiata anche davanti ai figli: condannato il marito e padre-orco

Mercoledì 16 Giugno 2021 di Luigi Benelli
Moglie chiusa in cantina e picchiata anche davanti ai figli: condannato il marito e padre-orco

FANO - Chiudeva la moglie in cantina, costringeva i figli a dormire in garage. Ma anche i piatti in faccia. Condannato 57enne campano. La storia si svolge a Fano e ieri c’è stato il processo che ha visto l’uomo imputato per maltrattamenti in famiglia. Un matrimonio durato venti anni dal quale la coppia ha avuto due figli. Nel 2017 è iniziato l’incubo finché la donna ha trovato il coraggio di denunciare tutto. Tra gli episodi quello in cui l’ex marito aveva preso un piatto e lo aveva spaccato con violenza in faccia alla moglie spaccandole il naso, il tutto in presenza dei figli minorenni, usciti molto provati dalla situazione.

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Altro fatto contestato quello in cui avrebbe trascinato la moglie per i capelli per tutta casa, picchiandola e colpendola ripetutamente. Anche in questo caso il figlio minore implorava di smettere. Un trauma. In un altro caso, in una discussione tra padre e figlio maggiore, la donna aveva preso la parola e al marito la cosa non era andata giù, tanto da colpirla al volto con uno zaino e dei pugni. Il tutto mentre il piccolo gridava aiuto.

Naso rotto e lividi ovunque
 

Più volte lei aveva lividi sul corpo, segni evidenti delle percosse ricevute. Poi aveva rinchiuso la moglie in cantina e costretto i figli a dormire in macchina in garage. E ancora pugni al petto anche quando i due vivevano separati, ma si erano rivisti in una circostanza. Padre e padrone, un rapporto difficile in cui lui avrebbe impedito alla moglie di usare l’auto costringendola ad andare a piedi o in bici. Un clima di terrore anche per i figli, un contesto in cui la moglie era vittima impossibilitata a reagire. Dopo aver lasciato casa, all’uomo viene addebitato anche il fatto di non aver provveduto alla sussistenza della ex e dei figli. L’uomo sarebbe tornato più volte sbattendo i pugni davanti al portone di casa, poi gli insulti, le grida, una escalation tale che la donna era dovuta ricorrere a cure psichiche per calmare il profondo turbamento e stato d’ansia emotiva. Un supporto imprescindibile in un contesto da incubo. La signora però ha detto basta e ha preso il coraggio a due mani denunciando tutto. Con lei aveva anche dei video a riprova dei fatti, ma anche materiale fotografico. Prove da portare nelle opportune sedi. Ma era comunque terrorizzata che lui la scoprisse proprio in quella fase, tanto da pensare di avere i giorni contati. La denuncia ha fatto il suo corso, le prove sono state ritenute solide, la donna è stata ascoltata e protetta, finché si è arrivati al processo di ieri mattina davanti al giudice monocratico del tribunale di Pesaro. I materiali visivi hanno supportato l’accusa.

Donna costituita parte civile
 

L’uomo è stato condannato a 2 anni e mezzo mentre la signora ha avuto una provvisionale di risarcimento di 6000 euro. La signora si era costituita infatti parte civile tramite l’avvocatessa Michelina Marsili che si dice «soddisfatta della sentenza. È stata fatta giustizia, episodi molto gravi che sono venuti a galla grazie al coraggio di denunciare». 

 

Ultimo aggiornamento: 16:02 © RIPRODUZIONE RISERVATA