Fano-Grosseto: finanziati con il Dpcm 10 chilometri di strada, mancano ancora 6 lotti

Venerdì 22 Gennaio 2021 di Lorenzo Furlani
Fano-Grosseto: finanziati con il Dpcm 10 chilometri di strada, mancano ancora 6 lotti

FANO - Dopo le passerelle di vari ministri e sottosegretari e i brindisi per i lavori parzialmente eseguiti, dopo gli impegni rinviati e le promesse mancate, dopo le proteste anche vibrate che si spinsero nell’ottobre 2010 fino all’occupazione della galleria della Guinza per tre giorni e due notti da parte dei rappresentanti degli enti locali di tre regioni (Marche, Umbria e Toscana), “il completamento del collegamento trasversale tra il corridoio tirrenico e quello adriatico”, ovvero la superstrada Fano-Grosseto detta anche E 78, è scritto nero su bianco in un decreto del presidente del Consiglio del ministri. 

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Atto dello “Sblocca cantieri”

O meglio compare nella relazione illustrativa del Dpcm ora all’esame delle commissioni parlamentari ai lavori pubblici, un atto che il premier Giuseppe Conte firmerà in esecuzione del decreto legge cosiddetto “Sblocca cantieri” emesso nell’aprile 2019, prima della pandemia, (convertito con modificazioni dalla legge 55/2019) per far ripartire le opere pubbliche in Italia, particolarmente utile ora al fine di ridare fiato (insieme ai consistenti fondi del Recovery plan attesi dall’Europa) a un’economia soffocata dal coronavirus.
Sarà, dunque, la volta buona a oltre trent’anni dall’avvio dei lavori del traforo della Guinza (era il primo novembre 1990 e allora non mancò l’enfasi politica)? Una galleria che con i suoi 6 chilometri sospesi sull’appennino umbro-marchigiano, poco sotto i 600 metri di quota, tra il comune pesarese di Mercatello sul Metauro e quello perugino di San Giustino, è diventata una delle più rappresentative incompiute d’Italia, monumento finora alla mala amministrazione e all’inconcludenza politica.

Avanti il traforo e l’ accesso

Innanzitutto, va precisato che con questo atto sono finanziati solamente 2 dei 9 lotti del progetto preliminare in cui è suddiviso il tratto marchigiano mancante della cosiddetta strada dei due mari. Come anticipato mercoledì dal senatore Coltorti, presidente della commissione competente del Senato - dopo lo sblocco da parte del Ministero dei trasporti all’uso a senso unico alternato del traforo costruito a un’unica canna - e come confermato al governatore delle Marche Acquaroli e all’assessore regionale alle infrastrutture Baldelli ieri a Roma dall’amministratore delegato di Anas Massimo Simonini (commissario straordinario in pectore della Fano-Grosseto per la nomina contenuta nel Dpcm), si tratta dei lotti 2 e 3 relativi alla messa a norma del traforo e all’accesso alla galleria dal lato di Mercatello sul Metauro.
Appalto nel 2022
Nella fase dell’appalto, che il senatore Coltorti prevede entro il 2021 ma che all’Anas datano prudenzialmente nel 2022 (manca ancora il progetto definitivo), entrerà anche il lotto 5, relativo alla variante di Urbania, un tratto già finanziato con 114 milioni di euro.
Il cambio di passo, rispetto a un passato fatto di ritardi e proteste, è che queste opere saranno connesse alla viabilità ordinaria, quindi secondo le migliori intenzioni politiche, quando i cantieri si chiuderanno, sarà possibile partire in auto o in moto dalla costa adriatica di Fano per arrivare a vedere, senza interruzioni o deviazioni viarie, il tramonto del sole sul Tirreno.
L’intervento - come spiegano le note tecniche del Dpcm - è funzionale all’apertura della galleria della Guinza lungo l’itinerario della E 78. Lo sviluppo complessivo è di 10 chilometri.

Quelle 4 corsie sperdute

Si prevede il completamento del traforo con opere di finitura e impianti per la messa in sicurezza e l’apertura al traffico a senso unico alternato della galleria, costituita da un singolo fornice lungo appunto 6 chilometri. Il traforo sarà connesso al tratto di superstrada a 4 corsie, che a Mercatello era l’altro emblema dello spreco di risorse pubbliche. Anche qui si tratta di realizzare opere di finitura e impianti sul tracciato di 4 chilometri già costruito. Queste opere saranno fruibili tramite un raccordo alla viabilità già esistente.
In realtà, il vero completamento della Fano-Grosseto è ancora remoto: mancano 6 lotti nel tratto dal traforo a Santo Stefano di Gaifa (comune di Urbino), manca il raddoppio della galleria, mancano le 4 corsie su una lunga porzione di superstrada. Chi ha cuore la strada dei due mari e si batte per una viabilità che non penalizzi più la provincia di Pesaro Urbino, ora fa gli scongiuri sulla sorte del governo Conte perché questo è un Dpcm benvenuto, non inviso come quelli del Covid-19, ma ancora deve concludere il suo iter.

 

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