La fanese misteriosa che stregò
il cuore di Ayrton Senna al kartodromo

Venerdì 3 Maggio 2019 di Gianluca Murgia
Ayrton Senna sulla pista di Fano
FANO - Prima dei tre titoli mondiali, prima delle 41 vittorie e 65 pole, prima di morire in mondovisione a Imola l’1 maggio di 25 anni fa, consegnandosi definitivamente alla leggenda, ci fu un periodo in cui la strada di Ayrton Senna incrociò quella di Fano. Era il 1978 e il pilota brasiliano arrivò sul kartodromo di Sassonia, la “Pista del Mare”, con vista Adriatico, con un magnetismo dirompente. Non era ancora Senna ma era già Senna.
Non aveva ancora 18 anni ma, sul circuito ribattezzato “La piccola Monza”, Ayrton già stava maturando quella straordinaria tensione agonistica che lo avrebbe reso unico al volante e “attrazione letale” per molte donne.
  
Lo ricorda Angelo Parrilla, uno dei signori del kart, l’uomo che lo portò in Italia, e lo confermano oggi sia Paolo Vicini, presidente del Motor Club Lucio Ricci, che Stefano Ricci, il figlio del grande Lucio, dottore con la passione per i motori che a suon di cambiali nel 1960 investì 20 milioni di lire per far realizzare quel tracciato unico, nel suo genere, in Italia: una lingua di asfalto sul mare, un vero volano turistico capace di richiamare nel 1987 fino a 800 piloti in un indimenticabile weekend dell’Immacolata. Un sogno oggi tristemente dimenticato dopo la definitiva chiusura avvenuta alla fine degli anni ‘90. «Eravamo a Fano per il Campionato Junior - ha ricordato Parrilla - Senna quel giorno non correva ma bazzicava nel box. Arrivò una ragazza molto bella, in costume da mare, e dopo qualche ora sparì con Ayrton. Due giorni dopo si presentò a Parma per effettuare dei test. Lo rimandai a casa a dormire perché era completamente distrutto da quelle 48 ore di fuoco». Avete capito bene: non ancora campione in pista, già latin lover fuori. Ayrton conquistò il cuore di una fanese rimasta poi sconosciuta.
 
Erano gli anni d’oro del circuito fanese che ospitò campionati italiani e mondiali. Perché oltre a Senna, nelle piccole monoposto, crescevano talenti del calibro di Patrese, De Cesaris, Alboreto, Cheever, Pirro, De Angelis e Morbidelli (la famiglia del pesarese fu l’ultima a investire soldi sulla pista). «Qui passarono tutti i migliori - ricorda Stefano Ricci, dottore come il padre -. C’è un legame tra Senna e Fano: nel giorno del suo incidente io ero medico di guardia radiologo al Bellaria di Bologna. Dovevano portarlo da me ma vidi passare solo l’elicottero in direzione del Maggiore». Senna era ormai andato. «Fu poi il fratello di mio padre, il professor Ludovico Ricci, a effettuare l’autopsia e a seguire poi il processo in cui si stabilì che la morte era stata provocata dalla rottura del piantone dello sterzo». Nel 2020 ricorreranno i 60 anni dalla nascita della Pista del Mare. «Prima si correva vicino al Campo d’Aviazione, poi mio padre ebbe l’intuizione. La pista, chiusa negli anni ‘80 dopo una mareggiata, continuò con permessi occasionali fino alla fine degli anni ‘90. Dava fastidio a qualche residente. Ora, con i kart elettrici, che fanno meno rumore di un motorino, potrebbe rinascere e riattirare un indotto facoltoso. Ma forse ora è tutto più complicato».
Storia lunga, triste e probabilmente mal gestita di un’altra unicità dimenticata. Riassumendo: manca da tempo la volontà politica unita alla voglia di investire per rimettere a norma un circuito dedicato solo ai kart. © RIPRODUZIONE RISERVATA