Il fallimento di Marina dei Cesari crea incognite su un’attività turistica cruciale, il Comune si fa garante dei diportisti

Sabato 7 Maggio 2022 di Massimo Foghetti
Il porto turistico Marina dei Cesari

FANO - È l’avvocata Gaia Cesaroni del foro di Pesaro ad essere stata nominata curatore del fallimento di Marina dei Cesari, decretato il 26 aprile scorso dal giudice del Tribunale del capoluogo Lorenzo Pini. Inizia così l’ultima fase di un ciclo imprenditoriale altalenante nato nel 2003 sotto i migliori auspici con la concessione dell’area demaniale del porto turistico che purtroppo si è imbattuta in una serie di ostacoli che hanno determinato il più infausto dei risultati. 

 


Le tasse imposte dal governo Monti ai proprietari di barche, la grande recessione mondiale provocata dalla crisi dei subprime del 2008, l’avvento della pandemia sono stati altrettanti colpi di grazia che hanno soffocato ogni tentativo di ripresa che la società, non limitando i suoi investimenti in servizi, strutture e promozione, aveva fatto. Alla fine il debito con la banca è aumentato a 11 milioni di euro, motivando l’istituto di credito a pretenderne il rientro e di fronte all’impossibilità di Cazziol di farvi fronte, a cedere quanto dovuto a un’altra società, la quale nel 2020 ha presentato istanza di fallimento. Inutili si sono mostrati i tentativi di giungere a un accordo, offrendo lo stesso imprenditore il pagamento almeno di parte della somma.

Ora il Tribunale di Pesaro ha affidato quanto resta di Marina dei Cesari all’avvocato Gaia Cesaroni che dovrà predisporre un piano di liquidazione, la formazione del progetto di stato passivo e comunicare ai creditori e ai titolari di diritti tutto ciò che riguarda i beni della società fallita. Il Comune stesso intende farsi suo interlocutore. «Compito della pubblica amministrazione – ha dichiarato il vicesindaco Cristian Fanesi – è perseguire in tutto per tutto le finalità in ordine alla navigazione. E’ un interesse pubblico che il porto turistico di Fano continui a vivere, presti i suoi servizi ai diportisti locali e forestieri e contribuisca alla promozione della città. In rapporto con un territorio ricco di attrattive, costituisce una delle principali porte d’accesso alla città.

Tra l’altro il Comune funge da intermediario tra il Demanio a cui appartiene l’area e la società che la gestisce; quindi non appena sarà possibile, intendiamo incontrare il curatore». Oltre al Comune c’è un’altra parte che intende incontrare il curatore: è un gruppo di creditori che fa capo al commercialista Giovanni Covino. «Al momento – ha dichiarato quest’ultimo – attendiamo che il curatore faccia le sue azioni, poi cercheremo di avere un incontro per avanzare le nostre istanze. Sicuramente il gruppo non ha interesse a far peggiorare la situazione del porto; al contrario è intenzione di rivitalizzarlo sia nell’interesse della città di Fano e di tutti coloro che devono riavere i soldi. Se tutto “si butta a mare” i soldi non si prendono mai».


Un discorso che non fa una piega, coincidendo in questo caso gli interessi della città, con gli interessi dei creditori. C’è comunque da considerare che la società Darsena dei Cesari, che non è fallita e gestisce i posti barca, deve per contratto il 75 per cento dei propri incassi a Marina dei Cesari. Come si ristabilisce il rapporto tra le due società? E’ uno dei problemi che dovranno risolvere gli organi della procedura.

 

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