La notte degli sfollati tra corse
e paure: «Potevano avvisarci prima»

La notte degli sfollati
tra corse e paure:
«Potevano avvisarci prima»
FANO I pullman che fanno la spola. Ovunque auto con i lampeggianti. Le famiglie a gruppi che raggiungono i punti di ritrovo. Sembra un film post-atomico, invece è la quotidianità di un giorno normale scossa dall’allarme bomba. Una bomba vecchia quanto la seconda guerra mondiale, ma ancora di alto potenziale esplosivo determinato dal suo innesco chimico. Un pericolo imprevedibile, che ha costretto le autorità a progettare l’evacuazione di oltre ventimila fanesi nel giro di poche ore, ieri dopo l’ora di cena. 

Tutto all’ora di cena
Al parcheggio del centro commerciale a San Lazzaro un gruppo di anziani è in attesa già da parecchio tempo, quando comincia a serpeggiare un po’ di nervosismo. «Ci dicono di tenerci pronti, ma qui non c’è un’anima viva: sapevano della bomba già molte ore fa, forse l’emergenza poteva essere organizzata meglio», afferma Giuseppe Meloni. Poco dopo i lampeggianti della polizia avrebbero anticipato di qualche secondo l’arrivo dell’autobus diretto alla palestra di Bellocchi, dove la Protezione civile aveva allestito il centro di accoglienza per gli abitanti delle zone San Lazzaro, Zavarise e stazione ferroviaria. 

Le espressioni stralunate
Parcheggi che si liberano, auto di persone che lasciano la zona dopo aver trovato ospitalità per la notte da amici e parenti. Sui volti quel non so che di sorpreso e di stralunato, quell’espressione un po’ così assunta dalle persone quando non riescono ancora a realizzare che cosa stia succedendo. «Siamo stati avvertiti troppo tardi, non abbiamo avuto abbastanza tempo per prepararci», commenta Romina Meloni, poco prima di salire sull’autobus per Bellocchi. «Mi sembra di vivere in un clima tra il surreale e l’apocalittico», dice Luca Giampieri, al centro commerciale di San Lazzaro per salutare gli amici ma diretto a casa della nonna, fuori dalla zona del rischio. «Anche io ho trovato posto a casa di parenti», aggiunge Stefano Romano. L’impressione è che molti degli oltre ventimila fanesi da evacuare si siano arrangiati in proprio da conoscenti o familiari. Diverse decine di persone ai punti di ritrovo, ma a San Lazzaro e a Ponte Metauro non c’è calca. 

Soluzioni di fortuna
La famiglia di un marinaio si è affidata alla Protezione civile: «Trascorreremo la notte nella palestra della scuola Decio Raggi». L’esodo controllato è iniziato intorno all’ora di cena, quando il sindaco ha comunicato in diretta, ai microfoni di Fano Tv, l’obbligo di abbandonare alcuni quartieri della città, quelli che rientravano entro la distanza di un chilometro e 800 metri dalla bomba. Per il centro storico ritrovo ai parcheggi ex caserma o Malatesta; punto di accoglienza alla piscina Dini Salvalai».
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Mercoledì 14 Marzo 2018, 10:36 - Ultimo aggiornamento: 14-03-2018 10:36

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