Fano, la bara del Beato era davvero
murata: ora si attende l'apertura

Venerdì 13 Settembre 2019 di Massimo Foghetti

FANO Il beato Antonio da Fano è lì, dove aveva indicato l’ex priore del convento di Santa Maria Nuova, padre Silvano Bracci. Ieri gli operai della ditta che sta ristrutturando il convento dei frati francescani hanno abbattuto il muro che nascondeva l’intercapedine in cui era stata riposta la bara alla fine degli anni ’50, al tempo di importanti lavori effettuati all’interno della chiesa dall’allora priore padre Francesco Talamonti. E la bara è stata ritrovata al suo posto, adagiata in senso orizzontale (non verticale come si era creduto in un primo momento) su una piana di marmo incastrata tra due muri di sostegno. 

Il giallo dei lavori nel convento: «Non toccate quel muro, c'è un corpo»

E’ una bara di zinco, il cui aspetto riporta facilmente agli anni ’50, dato che il corpo del beato Antonio fu trasferito dal suo loculo sotto l’altare dedicato a Sant’Antonio da Padova all’interno della intercapedine di questo muro, tutelato dal punto di vista igienico e conservativo secondo le norme dell’epoca. Il ritrovamento ha destato una grande emozione e ha riportato alla ribalta questo sant’uomo, di cui quasi si era perso il ricordo, dato che il luogo della sua nuova sepoltura era stato esso stesso sepolto tra le carte del progetto di ristrutturazione della chiesa. Che sia veramente santo o beato non è stato certificato, certo che si tratta di un personaggio ritenuto particolarmente importante e degno di venerazione dall’ordine francescano dei frati minori. 
 
Per aprire la bara si è deciso di attendere la presenza di un incaricato dell’Asur e del magistrato, cosa che potrebbe avvenire oggi stesso, forse al cimitero. Ieri alla ricognizione, oltre al costruttore Paolo Petrucci della che sta realizzando i lavori e i suoi operai, erano presenti l’assessore all’urbanistica Cristian Fanesi, il dirigente Adriano Giangolini, la responsabile del settore archeologico della Soprintendenza di Ancona Raffaella Ciuccarelli, il padre provinciale dell’ordine francescano padre Ferdinando Campana. Una volta effettuata la ricognizione della mummia, bisognerà decidere dove metterla, dato che la sistemazione che si è trovata per gli ultimi 50 anni non potrà essere confermata. La parete che la nasconde infatti dovrà essere abbattuta per ricavare un passaggio diretto tra la chiesa e la parte del palazzo in corso di ristrutturazione che verrà lasciato a convento. 
L’intercapedine
Da notare che l’intercapedine è stata costruita nei pressi di una scaletta che scende nel sottosuolo dove si inoltrano ambienti ipogei i quali potrebbero riservare altre sorprese. Per padre Campana le reliquie del beato Antonio da Fano dovrebbero rimanere nella chiesa o, come lo sono state in tutti questi anni, almeno a contatto con essa; ma la decisioni finale spetta ad un accordo che sarà preso da tutti gli enti che sono stati interessati alla esumazione . «Quello che è accaduto – ha dichiarato il religioso – è un vero e proprio segno del cielo, un venerabile uomo custodito sotto un altare per 500 anni, poi murato nella parete della chiesa, rischiava di essere dimenticato per sempre; l’averlo ritrovato ci porrà nelle condizioni di rendergli l’omaggio che merita». 

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