Risorse idriche, il ruolo di Uncem: «Progettare nuovi invasi, serve una regia oltre i singoli Comuni»

Risorse idriche, il ruolo di Unicem: «Progettare nuovi invasi, serve una regia oltre i singoli Comuni»
Risorse idriche, il ruolo di Unicem: «Progettare nuovi invasi, serve una regia oltre i singoli Comuni»
di Silvia Sinibaldi
3 Minuti di Lettura
Lunedì 4 Luglio 2022, 07:10 - Ultimo aggiornamento: 11:43

PESARO Sono i comuni delle unioni montane (Uncem) a presentare un vademecum su come affrontare la siccità sia dal punto di vista strutturale che dei comportamenti dei singoli.

 

L’elemento chiave è quello dell’efficientamento delle reti idriche. Un po’ in tutta Italia subiscono perdite rilevanti che vanno dal 20 al 60%. Ai gestori del ciclo idrico integrato e alle Ato si chiede di mettere in rete le reti comunali che in a volte non lo sono per questioni campanilistiche. Altro passo fondamentale è la realizzazione dei depuratori dove non esistono.


La pianificazione


Sulla pianificazione di nuovi invasi Uncem ribadisce che «vuol dire investire nella relazione tra acqua e forza di gravità, tra chi produce e chi consuma il bene, dando dunque pieno ruolo ai territori montani. Il tema nuovi invasi deve rientrare nelle partite del rinnovo delle concessioni idroelettriche delle grandi derivazioni perché serve una pianificazione territoriale vasta, oltre singoli municipi. Se si pianificano invasi, occorre ripensare dove va e come è usata la risorsa, visto che l’acqua disponibile è completamente sottesa Ripartiamo dalle case e dagli edifici pubblici». Un ruolo importante hanno anche gli immobili della pubblica amministrazione a partire dalle partire dalle scuole, e dei privati cittadini. Spiega Uncem: «Dovrebbe essere obbligatorio Installare pannelli fotovoltaici, meccanismi per il recupero e di riuso delle acque, ad esempio introducendo un credito d’imposta al 100% per acquisto e installazione di questi sistemi, tecnologicamente avanzati, controllati digitalmente, dotati anche di intelligenza artificiale. Crea dunque le tue piccole “riserve domestiche”. Con poche decine di euro compri una cisterna da 300 litri da mettere all’uscita della grondaia: raccogli la tua acqua ad esempio per irrigare il tuo giardino. E vale anche per i condomini. 


Stato e regioni


«Rendere migliore il ciclo idrico integrato è necessario chiedendo alle Regioni, da parte dello Stato, di convocare anche con le Autorità d’Ambito, tavoli di interazione e concertazione del sistema degli Enti locali, con le Associazioni e i gestori di acquedotto, fognature, depurazione, con tutte le multiutilities. Chiedendo che il piano di investimenti annuale dei gestori sia finalizzato non solo alle grand aree urbane, ma sia distribuito anche nelle aree interne e montane. Per questo, ogni regione deve inserire una percentuale di “ritorno” ai territori sulla tariffa che ciascuna famiglia e impresa paga al gestore, a vantaggio della protezione delle fonti idriche.

 
I bacini


«Realizzare nuovi invasi - conclude Uncem - a uso plurimo della risorsa idrica (potabile, energetica, antincendio, irriguo) vuol dire essere efficaci nelle modalità di concertazione e nei tempi. Troppo già è stato perso. Troppo tempo passa dall’idea alla prima pietra. Sono necessarie forti regie regionali, nel quadro dei relativi Piani delle Acque, sbloccando il “piano invasi” nazionale oggi assopito».
 

© RIPRODUZIONE RISERVATA