Servizi della salute mentale dispersi in quattro luoghi, l'ex direttore del dipartimento: «Questo è un disvalore»

La comunità protetta di Muraglia e lo psichiatra Leonardo Badioli
La comunità protetta di Muraglia e lo psichiatra Leonardo Badioli
di Lorenzo Furlani
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Giovedì 5 Maggio 2022, 10:30

PESARO - È la diaspora dei servizi della salute mentale. La cittadella allestita a Muraglia particolarmente per i servizi territoriali, immersa nell’area verde dell’attuale comparto sanitario con accesso indipendente dall’ospedale, verrà dispersa in sostanza ai quattro punti cardinali (ovvero in quattro luoghi diversi ben distanti tra loro) con l’accordo di programma tra Regione Marche, Comune di Pesaro, Asur e Marche Nord finalizzato a liberare il sito scelto per il nuovo ospedale di Pesaro da degenze e funzioni incompatibili con il cantiere edile.

 


Disagi per addetti e familiari
Si perde il valore aggiunto di questa aggregazione di servizi della salute mentale misurabile nelle interazioni favorite dalla prossimità territoriale. Per il personale innanzitutto, ma anche per i familiari dei pazienti. Considerando, peraltro, che due di questi quattro servizi finiranno a Fano e Mombaroccio, fuori dal comune di Pesaro dove, per un elementare dato demografico, c’è il maggiore bacino di utenza.

In particolare, il centro di salute mentale, in cui si trovano gli ambulatori medici, andrà nella nuova sede del distretto sanitario di Pesaro ancora da individuare; la struttura residenziale riabilitativa con 18 posti letto, aperta nel senso che i pazienti psichici possono uscire e con una valenza distrettuale (ci sono altri due Srr a Fano e Urbino), troverà una sistemazione a Galantara di Trebbiantico; le due comunità residenziali protette maschile e femminile con 20 posti letto ciascuna, che accolgono i malati cronici e hanno un rilievo provinciale, saranno trasferite nella futura nuova residenza sanitaria di Mombaroccio; infine, il servizio psichiatrico di diagnosi e cura con 14 posti letto che tratta l’acuzie, ora sistemato nell’area ospedaliera di Muraglia anche se è alle dipendenze dell’Area vasta 1 dell’Asur e non dell’azienda Ospedali riuniti Marche Nord, finirà a Fano nel padiglione D nell’ospedale Santa Croce, dove verrà ampliata la ricettività del locale Spdc. 

Progetto già elaborato
In quest’ultimo caso sarà realizzato un progetto elaborato negli anni scorsi dall’Area vasta 1 per un reparto di psichiatria di 20 posti letto (a Fano attualmente ce ne sono 9), di cui 2 dedicati ai pazienti minori. E se l’accorpamento del servizio psichiatrico di diagnosi e cura viene difeso dai medici, perché la gestione ospedaliera del disagio psichico è ben distinta da quella territoriale, la separazione degli altri tre servizi ora concentrati nello stesso comparto sanitario suscita le riserve non solo di chi fruisce di queste prestazioni o dei loro familiari ma anche e soprattutto degli operatori che in queste strutture lavorano.

«Accorpamento razionale»
«Mettere insieme i due Spdc di Pesaro e Fano ha una sua razionalità - afferma lo psichiatra Leonardo Badioli, fino al 2018 direttore del dipartimento di salute mentale dell’Area vasta 1 -. Un servizio ospedaliero sulla costa e uno nell’entroterra potrebbero essere più che sufficienti a gestire la degenza e c’è già un progetto di questo genere. Se a Fano non si recupereranno tutti i posti letto di Pesaro si potrebbero aumentare di un paio quelli a Urbino, dove ora ce ne sono 8. Poi la scelta della sede tra Fano e Pesaro è una questione sociale o politica, non tecnica». 

«Il valore aggiunto»
Ma l’analisi è diversa per i servizi psichiatrici territoriali. «Avere le strutture territoriali vicine l’una alle altre è realmente un valore aggiunto - sottolinea il dottor Badioli - per un motivo semplice. Come altre discipline della medicina, anche quella della psichiatria sta andando incontro a una carenza di medici importante per le enormi sciocchezze nella valutazione delle necessità mediche fatte a livello regionale e nazionale. Se le strutture sono distanti per la necessità degli spostamenti le coperture da parte degli psichiatri sono più complicate. Il problema non è il passaggio dei pazienti da un servizio all’altro bensì quello degli operatori. E quando per un’emergenza viene chiamato il medico reperibile se la struttura è decentrata l’intervento è meno tempestivo. Infine, portare a Galantara la struttura residenziale riabilitativa non è molto funzionale perché del progetto terapeutico fanno parte le interazioni sociali del paziente con l’esterno e quando il paziente esce a Galantara non trova molto con cui poter interagire».

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