Dagli Appennini alle Alpi, il viaggio di Paolo e Peppe in groppa al mulo

Dagli Appennini alle Alpi, il viaggio di Paolo e Peppe in groppa al mulo
Dagli Appennini alle Alpi, il viaggio di Paolo e Peppe in groppa al mulo
di Camilla Cataldo
4 Minuti di Lettura
Venerdì 26 Agosto 2022, 04:00

 PESARO In due, con un mulo a testa, fino alla Francia, partendo dall’Appennino pesarese. E’ la storia di Paolo Maffei, 64 anni di Abbadia di Naro, nel territorio di Cagli, e dell’apecchiese Giuseppe Rossi, che lo ha accompagnato nella sua avventura fuori dal tempo. «Eravamo in quattro, noi due con i nostri animali: quasi un mese in viaggio, 800 chilometri in totale, ne percorrevamo circa 35-40 al giorno», racconta Maffei, imprenditore in pensione che ama destreggiarsi tra i sentieri collinari e montani. 

«Siamo andati all’avventura - prosegue ricordando la singolare spedizione - E’ stato il percorso più lungo, di solito arrivavamo a 4-500 chilometri complessivi. Il problema è che serve molto tempo per questo tipo di spostamenti, faticosi e laboriosi, e non tutti ne hanno. Questa volta è venuto con me Giuseppe Rossi, altre volte mi ha seguito Oscar Rossi, prima ancora è stata la volta di altri». «Ho cominciato verso i 35-40 anni, all’inizio piano e poi ti allunghi sempre più, alzi l’asticella», spiega. «Il mulo è mio - chiosa - l’ho acquistato sei anni fa e lo abbiamo addestrato per passeggiate lunghe. L’altro è di Giuseppe». L’esperienza è stata indimenticabile. «E’ durata circa 24 giorni invece dei 10-12 soliti. L’obiettivo era arrivare a toccare il confine del territorio francese, abbiamo fatto l’alta via dei Monti liguri, siamo usciti a Limone del Piemonte. Siamo passati lungo i crinali di Francia e Italia, poi siamo scesi e rientrati a casa». I due protagonisti si sono messi mentalmente e fisicamente in una condizione antica quando l’asino e i muli erano i mezzi di trasporto di chi non, volendo andare a piedi, non poteva però permettersi il cavallo. Il mulo e gli asini erano i furgoni di un’Italia contadina. Ma torniamo all’oggi.

«Per mangiare - prosegue - avevamo dietro la razione: scatolette e insaccati per quando non trovi dove fermarti. Dormivamo a volte in un bivacco, altre in qualche maneggio per far mangiare ai muli fieno o biada, o ancora nei rifugi del Cai, talvolta anche allo stato brado, all’aperto e sotto una tettoia. Passavamo attraverso strade sterrate, sentieri non segnalati, e lungo i percorsi Cai. Niente zaino, sarebbe stato troppo ingombrante, ma bisacce messe sulla groppa dell’animale. Siamo passati all’Abetone da un conoscente, che ci ha ospitati, abbiamo dormito a casa di un suo amico. Tra cavalieri ci si dà una mano. Abbiamo preso un po’ di pioggia pesante, giusto un paio di giorni, ma eravamo attrezzati con gli impermeabili».

Ormai ci ha preso gusto: «In passato ho visitato Abruzzo, Molise, tanti panorami e paesaggi, anche in vetta. Ma l’animale dopo un po’ non riesce più ad andare e deve riposare». E’ facile immaginare che Paolo e i suoi amici ripartiranno presto per nuove mete. «Vero - aggiunge - ma dobbiamo pensare ai luoghi. Cambieremo rotte, ci aspettano destinazioni nuove, ci piace scoprire percorsi non ancora battuti. L’autunno e la primavera sarebbero i mesi ideali per mettersi in viaggio, fa più fresco e ci sono meno insetti, il clima migliore. Ma non ci sarebbero abbastanza giorni liberi, le ferie sono a luglio e ad agosto. Però - conclude - tengo a sottolineare una cosa: è vero che non si fanno certe avventure tutti i giorni ma non siamo gli unici, ci sono altri appassionati come noi». 
 

© RIPRODUZIONE RISERVATA