Crisi idrica, il Metauro è in secca: il pozzo del Burano di nuovo in soccorso, fornirà 200 litri al secondo

Crisi idrica, il Metauro è in secca: il pozzo del Burano di nuovo in soccorso, fornirà 200 litri al secondo
Crisi idrica, il Metauro è in secca: il pozzo del Burano di nuovo in soccorso, fornirà 200 litri al secondo
di Véronique Angeletti
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Mercoledì 27 Luglio 2022, 04:20

PESARO Duecento litri al secondo. È la quantità d’acqua che, da ieri mezzogiorno, il pozzo del Burano 2 immette nel fiume Candigliano.  Con la sua acqua oligominerale potabile va in soccorso degli invasi al 20% delle loro potenzialità, del fiume Metauro che rasenta la secca e, quindi, degli acquedotti di Pesaro e Fano. Con il servizio autobotti per le zone montane, è uno dei due provvedimenti, adottati ieri dal Comitato di emergenza delle Marche per contrastare la crisi idrica, la più grave degli ultimi 70 anni, e scongiurare la richiesta dello stato di emergenza della Regione. 


Il Comitato tecnico


Anche se il Comitato tecnico (composto dalla Protezione civile, dalle Prefetture e dagli enti locali), «a fronte di una previsione meteo che non si prospetta ottimale per gli invasi e la portata dei fiumi» ha già fissato in agenda la data del 2 agosto per valutare la situazione ed eventualmente richiedere lo stato di emergenza. Pertanto, da ieri, è stata decisa l’immediata apertura del pozzo del Burano, al confine tra i comuni di Cantiano e Cagli, per una portata di 200 litri al secondo. Litri che vanno ad aggiungerci ai complessivi 350 l/sec in più autorizzati dal Comitato il 14 luglio ottenuti sommando il prelievo di 150 l/sec dal pozzo di Sant’Anna a Fossombrone e la diminuzione di 200 l/sec del rilascio dell’acqua dagli invasi. Per Stefano Aguzzi, l’assessore regionale alla Protezione civile, che ha presieduto l’incontro, «questi provvedimenti mirino a contenere la pressione sul territorio. Lo scenario – ha precisato - è reso complicato dalla contestuale carenza idrica in montagna e dalle difficoltà segnalate dagli operatori agricoli in tutta la regione. La protezione civile metterà a disposizione autobotti per rifornire le aree interne, ma la situazione si sta progressivamente aggravando, facendo scivolare le Marche verso la richiesta dello stato di emergenza, senza un improbabile mutamento del quadro meteo già nei prossimi giorni». Ma se milioni di litri di acqua oligominerale e potabile vanno a dissetare il pesarese, non per quello la misura è del tutto gradita da vari stakeholders. 

Crisi idrica in provincia di Pesaro e Urbino


Il punto


«Questo perché si considerano i pozzi di acque profonde, riserve strategiche di acqua purissima, come i bancomat dell’approvvigionamento idrico – denuncia la capogruppo regionale Marta Ruggeri del M5S –. Ossia si usano senza curarsi delle conseguenze sull’equilibrio delle risorse ambientali. Ragione per cui ho chiesto proprio all’inizio dell’anno alla giunta Acquaroli, come previsto dalla legge regionale 5 del 2006, l’elenco delle riserve strategiche. E siccome nessuno finora mi ha dato una risposta, riformulo la domanda: il prelievo di ulteriori 150 l/sec dal pozzo di Sant’Anna o di 200 l/sec del Burano è da considerare sostenibile? Esiste qualche studio che fornisca una risposta in tal senso?». Elenco sì, elenco no, in ogni caso nelle Marche, i pozzi di acque profonde godono di una forma di tutela estrema. Caso più unico che raro, sono sotto la gestione esclusiva della Protezione civile regionale che ne può disporre soltanto in casi di comprovata emergenza. 


Passaggio tecnico


«Ieri – entra nel merito il sindaco di Cantiano, Alessandro Piccini – era purtroppo un passaggio tecnico, formale, inevitabile. Siamo in emergenza idrica e le condizioni sono tali che si deve attingere alle acque del pozzo. Per il momento sono 200 l/sec poi se la situazione peggiore si alzerà a 300 l/sec come l’anno scorso e gli anni precedenti. Ma questo ci fornirà di nuovo l’opportunità per rivedere e monitorare il comportamento dell’acquifero che, dalle aperture finora monitorate, sappiamo che i tempi di recupero eguagliano i tempi di apertura. Cioè vuol dire che si ritorna a pressione nello stesso tempo in cui il pozzo è rimasto aperto. Tuttavia - avverte - la decisione del comitato non ci ha impedito, con Cagli, di ribadire le posizioni dell’Unione Montana che porteremo avanti in prospettiva. Ossi che esiste una programmazione d’interventi strutturali con delle priorità ed un timing».

 
La riunione


Posizioni che saranno al centro di un incontro pubblico dedicato all’acqua venerdì 29 luglio a Cagli alle 18 con la collaborazione dell’assessorato regionale all’ambiente. «Perché - incalza Alberto Alessandri, il sindaco di Cagli - dopo poco più di sette mesi dalla formulazione delle richieste della nostra Unione Montana, alla base del documento di programmazione votato dall’assemblea dei Sindaci dell’Aato 1 a dicembre, qualcosa si muove. Nel corso di questo evento a cui, appunto, parteciperà anche la Regione, illustreremo in un modo scientifico, non politico, i dati acquisiti e lo stato di avanzamento di alcuni progetti».
 

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