L’ultimatum dei medici alla Regione: «Pagateci il costo dei tamponi o smettiamo di farli». C’è chi aspetta i ristori dal luglio scorso

Lunedì 24 Gennaio 2022 di Letizia Francesconi
Tamponi, i medici di medicina generale chiedono i rimborsi alla Regione

PESARO - Medici di continuità assistenziale Usca, che fronteggiano il peso delle cure domiciliari sul territorio. Burocrazia invece fin troppo eccessiva per i medici di medicina generale, che dal 12 gennaio su indicazione della Regione, possono farsi carico dei tamponi rapidi di inizio o fine quarantena, anche in ambulatorio.

A questo si somma poi l’incertezza che proprio quella mole di tamponi, non venga coperta da Asur Marche e servizio regionale Salute, come denunciano i medici riuniti in Fimmg territoriale (Federazione italiana medici di medicina generale). Ecco le istanze portate all’evidenza dalla medicina assistenziale e di base. 

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Visite a domicilio
«Dall’11 gennaio ai tre medici Usca in servizio 12 ore al giorno – osserva il dottor Marco Del Bianco, coordinatore per il Distretto di Pesaro – si è aggiunto un quarto medico di continuità per le prese in carico al domicilio e che resta in turno sei ore, dando così ossigeno ai colleghi, che si muovono nei tre ambiti distrettuali». Il carico per le unità Usca resta ancora alto, a questo si aggiunge anche l’impegno per la somministrazione dei farmaci anti-Covid recentemente autorizzati dalla Regione. Un dato su tutto rende l’idea della “macchina” delle cure Covid a domicilio: da ottobre a dicembre, e con l’aumento dei contagi prima di fine anno per effetto della variante Omicron, le unità Usca del Distretto sanitario di Pesaro hanno effettuato 1.166 visite al domicilio. 


La presa in carico
«In questo momento, la nostra attività di presa in carico continua ad essere ancora intensa – conferma il dottor Gregorio Bucci, coordinatore di Pesaro – oltre 20 sono le uscite dei colleghi ogni giorno per le chiamate al domicilio, segnalate dai medici di famiglia. A questo si aggiunge il peso della gestione per diversi focolai in Centri diurni e comunità protette, che seguiamo direttamente. Unica nota positiva è il miglioramento della situazione ai punti drive test, e il peso si alleggerisce, perché molti pazienti-utenti con le nuove regole, ora dirottano il tampone rapido di guarigione direttamente in farmacia». Sul fronte dei farmaci anti-Covid al domicilio invece sono state utilizzate finora 10 confezioni della pillola anti-Covid dispensata ai medici Usca, su una trentina di confezioni, che sono ancora a disposizione e da utilizzare.


La beffa dei tamponi
Medici di famiglia sobbarcati dalle richieste per test e certificazioni di uscita dalla quarantena. Il problema nasce dalle nuove regole in vigore per le Marche dal 12 gennaio per gli antigenici, eseguiti proprio dai medici di medicina generale o dai pediatri di libera scelta. Ora pare che la Regione, non abbia ancora riservato un capitolo di spesa nel bilancio 2022 per corrispondere le risorse e coprire il costo sostenuto della mole dei test eseguiti. A prendere posizione sono il segretario provinciale Fimmg Dario Bartolucci e il dottor Francesco Montesi, coordinatore Usca nel Distretto di Fano. «Stiamo parlando di un carico in aumento di tamponi in ambulatorio – entra nel merito il dottor Bartolucci – è stato già sollecitato anche il direttore di Area Vasta 1 Romeo Magnoni, che in settimana dovrà comunicare come ma soprattutto se e quando, verranno pagati i tamponi già eseguiti e in corso. Per ora l’unica cosa, che a suo tempo era stata garantita da Asur, è il corrispettivo per i test in ambulatorio fino al 31 dicembre scorso. Personalmente ho informato anche la referente Asur del Distretto di Fano e per tutta risposta sappiamo solo che proseguire con gli antigenici senza alcuna certezza dalla Regione, è rimandato alla nostra autonomia. In assenza di risposte, la medicina generale sul territorio, potrebbe decidere di non fare più quei numeri di test rapidi, rimandando tutto al sistema delle farmacie o ai laboratori privati». 


Le regole cambiate
Per il dottor Montesi è grave che non sia stato previsto un capitolo di spesa regionale. «Se consideriamo una media di circa 15 tamponi eseguiti da un centinaio di medici di famiglia – rimarca – parliamo di oltre mille euro al giorno di costo a nostro carico ma che rischia di rimanere altrimenti scoperto dal sistema». Le regole sono cambiate dal 30 dicembre e nell’ultimo tavolo regionale allargato dei giorni scorsi, il rischio si è materializzato. A questo si somma un ulteriore ritardo sul pagamento dei tamponi eseguiti e pregressi. Ci sono infatti medici come il dottor Gino Genga e Franco Sciuto, che lamentano il mancato pagamento delle somme che a tutt’oggi non sono state liquidate fin dal luglio 2021.

Ultimo aggiornamento: 15:41 © RIPRODUZIONE RISERVATA