Dopo il contagio del negazionista, screening di massa in Tribunale. Il procuratore capo avvia l’indagine

Sabato 9 Gennaio 2021 di Letizia Francesconi
Il tribunale di Pesaro

PESARO - Il procuratore capo del Tribunale di Pesaro, Cristina Tedeschini, ha comunicato ieri l’avvio di uno screening rapido a tappeto e precauzionale su base volontaria per il personale in servizio negli uffici del Palazzo di Giustizia, Procura e Tribunale.

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Immediata è stata la risposta degli organi di Giustizia all’informativa sindacale inviata dalla Funzione Pubblica Cgil per chiedere spiegazioni e tutele rivolte al personale, dopo il caso del tecnico informatico “negazionista” Daniele Egidi, ricoverato per Covid il 24 dicembre scorso e probabilmente entrato in contatto con il personale di alcuni uffici per il servizio di consulenza esterna informatica che ricopre per i tribunali di Pesaro e Urbino. 

La raccolta di adesioni
Le adesioni allo screening vengono raccolte in queste ore e come è prassi vengono successivamente inoltrate a un indirizzo e-mail attivato dagli uffici della Procura per la specifica occasione. L’avvio dello screening con tamponi rapidi antigenici è previsto per il prossimo 12 o 14 gennaio nella fascia oraria dalle 10 alle 11. Complessivamente fra uffici del Tribunale, Ordine degli avvocati e Procura , la macchina conta un centinaio di addetti, ma chi aderirà sarà un numero probabilmente limitato solo a quanti in servizio hanno avuto nei propri uffici o postazioni lavorative contatto con il tecnico informatico. La risposta della Procura, pur accogliendo la richiesta presentata dal sindacato a tutela del personale, non fa menzione né chiarisce le segnalazioni arrivate anche alle parti sociali, su tre positivi all’interno del Palazzo di Giustizia, un carabiniere di guardia e due amministrativi, tutt’ora in isolamento. Difficile infatti risalire a un contagio diretto dopo la prestazione tecnica fornira da Daniele Egidi. 

La comunicazione
Nella comunicazione della Procura si precisa comunque che l’ultimo giorno in cui il tecnico ha svolto attività in Tribunale, risale al 23 dicembre scorso. E’ quindi possibile che il tecnico già positivo, ma senza la verifica di un tampone, abbia accusato un peggioramento repentino delle sue condizioni tali da richiedere il ricovero, proprio il giorno successivo del 24 dicembre.
«L’ufficio - scrive il Procuratore Tedeschini - è venuto a conoscenza del caso del “negazionista” solo attraverso stampa e tv il 4 gennaio e quindi era evidente il decorso dei tempi utili per un’eventuale sanificazione di locali e uffici. Non si riscontrano al momento dipendenti in servizio contagiati, ma sono in corso le adesioni per avviare una procedura di screening su base volontaria. 

Il sindacato
«Ben venga la decisione della Procura di attivare tramite convenzione con enti sanitari – commenta la referente Fp Cgil, Vania Sciumbata - una procedura di test rapidi, dal momento che trascorse due settimane dall’ultimo contatto interno, ogni tipo di sanificazione sarebbe ora tardiva. Resta il fatto che chiunque operi in ente pubblico o sedi di lavoro private e metta in dubbio con i propri comportamenti l’effetto del virus, mette a repentaglio la propria incolumità e quella altrui. Sta poi al comportamento interno di ogni ufficio pubblico e non, pretendere e far osservare a chiunque entri dall’esterno distanza ed uso dei dispositivi di protezione». 

La mancata comunicazione
Certo è che dal giorno del suo ricovero in ospedale, il “negazionista” Egidi, non avrebbe comunicato agli organi sanitari di Asur i propri contatti diretti intercorsi e a rischio, questo spiega perché né il Tribunale né la Procura, sono stati allertati e avvisati da Asur preventivamente per l’attivazione della procedura di tracciamento dei contatti.

 

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