L'allarme delle Pro Loco: «Troppo gravosi i controlli del Green pass. Molti eventi rischiano di saltare»

L'allarme delle Pro Loco: «Troppo gravosi i controlli del Green Pass. Molti eventi rischiano di saltare»
L'allarme delle Pro Loco: «Troppo gravosi i controlli del Green Pass. Molti eventi rischiano di saltare»
di Véronique Angeletti
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Giovedì 12 Agosto 2021, 09:05

PESARO - Sempre più preoccupato Damiano Bartocetti, il presidente e coordinatore delle Pro loco del Pesarese. Il provvedimento sul Green Pass - tra distinguo, rimandi, precisazioni, rimpalli - continua a essere di difficile interpretazione e va a sommarsi ad un protocollo anti-covid già complicato da applicare per i volontari. Un tema che Bartocetti ha affrontato, venerdì scorso, in un cordiale incontro con il prefetto Tommaso Ricciardi senza però trovare delle soluzioni concrete per agevolare l’impegno delle Pro loco. 

Accomunati

La legge è la legge, va applicata tale quale e, senza un intervento emendativo, non ci sono alternative. Un problema che accomuna tutte le Pro loco d’Italia. Di fatto, il presidente nazionale delle Pro, Antonino la Spina, ha richiesto, pochi giorni fa, un intervento emendativo, per superare le discrasie, al presidente del Consiglio Draghi. «I nostri volontari – spiega Bartocetti - perché nelle Pro Loco, è importante ricordarlo, siamo tutti volontari, sono abituati ad impegnarsi ad ogni livello ma il Green pass richiede ancora più impegni e la responsabilità diretta è, in questo caso, del presidente. A differenza dei ristoranti e delle attività all’aperto, le Pro loco sono obbligate a controllare il Green pass. Di conseguenza, dobbiamo far scendere in campo molti più volontari, forse discutere con persone che non vorranno darlo e coinvolgere le forze dell’ordine. Ma, indipendentemente dal fatto che la salute, per principio, venga prima di tutto, che siamo pro-vaccini, e siamo a favore della certificazione sanitaria, il rischio è che molti eventi saltino. E ciò semplicemente perché esistono delle difficoltà oggettive». Troppa complessità da applicare e troppe responsabilità. «Il grido di allarme – incalza Bartocetti – l’ho lanciato diversi mesi fa e l’ho detto al presidente della Regione Acquaroli, agli assessori regionali, al Consiglio regionale e a tutti i nostri consiglieri: le Pro loco hanno bisogno di sostegni, devono essere aiutate per la ripartenza e la probabilità che molte di loro rinunceranno a fare delle feste provocherà ulteriori problemi ai bilanci». Non solo ai bilanci delle associazioni ma anche all’economia in generale. Le Pro sono davvero l’anima delle feste. Solo nel Pesarese, ovvero la Provincia Bella, organizzano almeno l’80% degli eventi generando un volano economico stimato tra i 10 e i 15 milioni. Un loro stop non sarà indolore.

L’indotto

«Le Pro loco fanno lavorare tutti in special modo nei piccoli borghi. Creano un volano per i B&B, delle opportunità per gli hobbisti, danno visibilità ai prodotti tipici, sono la spalla dei piccoli e anche dei grandi comuni». Lungimirante, Bartocetti riflette anche sulle conseguenze che colpiscono gli eventi di maggior dimensione come “Il Natale che non ti aspetti”. L’evento invidiato da molti comprensori che, in pochi anni, è riuscito a posizionare il pesarese come “destinazione” natalizia e movimenta tra i 5 e i 6 milioni di euro. Le conseguenze si vedono già nell’agenda di agosto. Mentre Pro locopiù attrezzate mantengono gli eventi come Gradara, altre hanno preferito annullarli. «Avere una modifica di quell’entità a ridosso degli eventi – commenta Sylvie Campolucci, la presidente della Pro di Mondavio – ci ha preso in contropiede. Ci costringe a prevedere nuove logistiche e a mettere a calendario tanti tamponi per tutti i ragazzi che ci stanno aiutando». Tra le tante misure, incombe anche quella di garantire la chiusura di tutte le vie di accesso alle aree individuate per la festa. Aree che, di solito, non sono come le manifestazioni limitate ad una piazza ma, nello spirito delle Pro loco, animano interi borghi e coinvolgono il centro storico. Un’altra delle responsabilità che, secondo il decreto, pesa sulle spalle dei presidenti delle Pro che, oltre ad essere un ingegnere con il piano di sicurezza, adesso diventa anche un capo-vigilante.

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