Tso allo studente no mask, la preside: «Ora frequenta a distanza. Se si impegna non perderà l'anno»

Giovedì 20 Maggio 2021 di Lorenzo Furlani
Tso allo studente no mask, la preside: «Ora frequenta a distanza. Se si impegna non perderà l'anno»

FANO - Preside Eleonora Augello, lo studente sottoposto a Tso due settimane fa ha ripreso a frequentare le lezioni?
«Sì, il ragazzo frequenta a distanza come avrebbe dovuto fare anche prima».

Lei l’ha incontrato e ci ha parlato dopo la sua brutta esperienza del ricovero per quattro giorni a psichiatria?
«Gli ho inviato un’email invitandolo, se ne avesse avuto bisogno, a parlare con me insieme con i suoi genitori ma non ho ricevuto nessuna richiesta di incontro».

Positivi, che rarità: infetto un tampone su 12. Nelle Marche non erano così pochi dall'anno scorso

 

Sul trattamento sanitario obbligatorio a cui il ragazzo è stato sottoposto al pronto soccorso “per urgenti interventi terapeutici” che idea si è fatta, considerando che il reparto poi alla dimissione ha certificato che non c’è stata necessità di alcuna terapia farmacologica?
«Non mi permetto di giudicare il lavoro di altri professionisti perché non ho né competenze né conoscenze, i medici avranno fatto quello che andava fatto, io non conosco nemmeno la procedura, quindi si figuri se posso fare una valutazione». 

Ma si era detta dispiaciuta per l’accaduto.
«Certamente, ma io mi dispiaccio ogni giorno per tutti i ragazzi che incappano in situazioni che non fanno questo clamore, ma che a volte sono anche più gravi. Questo è il lato umano della preside, che viene coinvolto quando a chi fa parte della mia comunità succede qualcosa. Ma ciò non significa che io attribuisca responsabilità ad altri». 

Rispetto a ciò che è successo a scuola, per la protesta del ragazzo in classe contro l’obbligo della mascherina, se potesse tornare indietro cambierebbe qualcosa di ciò che ha detto o fatto?
«Assolutamente no, penso di aver fatto tutto quello che dovevo fare. Ovviamente partendo sempre dalla conversazione dialogica che è alla base del percorso educativo che tutti i ragazzi svolgono all’interno dell’istituto; conversazione dialogica che aveva avuto inizio molto tempo prima nella classe con i professori, i quali poi hanno chiesto il mio intervento perché evidentemente il percorso non portava nella direzione sperata, che non è certo quella di far cambiare idea a una persona. La scuola non ha preso posizione contro un’ideologia o una filosofia di vita ma lo ha fatto nei confronti di un comportamento, che in qualche modo nell’istituto per tutta la situazione emergenziale pandemica che stiamo vivendo intacca, come definito dalle norme e scritto nelle note ministeriali, la libertà e la salute degli altri, i cui diritti io sono chiamata a tutelare. Il dialogo con il coinvolgimento di varie figure è durato parecchio tempo, mi sono impegnata tanto e il risultato mancato è l’unico mio rammarico».

Con l’intervento chiesto per cinque volte alle forze dell’ordine e l’ultimo sviluppo con l’arrivo, dopo la chiamata al 112, anche dell’ambulanza del 118, che ha condotto il ragazzo in ospedale, non pensa che si sia persa la funzione educativa e inclusiva della scuola?
«Per la mia esperienza scolastica le forze dell’ordine collaborano attivamente sul territorio e con la scuola nel percorso educativo dei ragazzi, il loro intervento ha sempre avuto un risvolto educativo».

Ma la questione della mascherina, controversa anche per le sentenze amministrative, e gli obblighi al riguardo cambiati nel tempo non suggerivano flessibilità davanti a questo caso, considerando che la sicurezza sanitaria sarebbe stata garantita anche dal distanziamento, tanto più se gli altri studenti portano la mascherina?
«In questo scuola ci sono 1.250 alunni e circa 300 lavoratori, che ovviamente hanno le posizioni più disparate sulla questione, ho altri alunni e dei docenti che abbracciano la stessa ideologia del ragazzo, i quali però hanno accettato il principio secondo cui la loro libertà finisce dove inizia quella altrui. Se concedessi a uno di non portare la mascherina, non lo dovrei concedere a tutti gli altri?».

Ma lei avrebbe questa autonomia?
«Come dirigente scolastico non ho l’autonomia di valutare le disposizioni degli organi competenti, che ora prescrivono l’uso della mascherina, bensì ho il dovere di applicarle. Se non facessi rispettare le prescrizioni e si verificasse un’infezione da Covid-19 ne sarei responsabile con le conseguenze civili e penali. Se il Governo o la Regione cambiassero le attuali regole, io sarei la prima a gettare via la mascherina».

 

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