Pazienti Covid nelle tende: dimezzata l'attività di chirurgia a Fano, chiusa cardiologia

Domenica 14 Marzo 2021 di Letizia Francesconi
Una tenda allestita a Marche Nord

PESARO - Una crescita significativa e inesorabile. Giovedì erano 133 i ricoverati Covid a Marche Nord, venerdì 140, ieri sono già saliti a 151 tra terapie intensive (32), semi intensive (76), non intensive (32) e pronto soccorso (11). Un anno dopo cosa è cambiato?  Se lo chiede il primario del pronto soccorso Umberto Gnudi in un drammatico appello sulla sua pagina social.

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Nel frattempo chiude cardiologia a Fano, chirurgia deve ridurre la sua attività. E anche i sindacati intervengono per chiedere di sospendere le attività non urgenti e ambulatoriali come già avvenuto a marzo 2020. Ma è soprattutto il post del direttore del pronto soccorso Gnudi ad avere un effetto doccia fredda, una secchiata d’acqua gelida in piena faccia.

Il primario: come un anno fa
«Un anno fa venerdì 13 marzo 2020, venivano montate nel piazza del pronto soccorso – scrive – le due tensostrutture per fa fronte alla prima grande ondata. Strutture, che non sono mai state smontate. Oggi sono ancora qui e sono di nuovo piene. La situazione è seria, anzi molto seria. Bisogna che ciascuno faccia la propria parte. Ogni festa abusiva dei cento giorni, ogni aperitivo con ressa, ogni cena casalinga fatta con quindici persone, allontana il giorno in cui io stesso con le mie mani, smonterò quelle tende, perché non serviranno più, e andrò a ballare ubriaco in spiaggia. Ed io non vedo l’ora che quel giorno arrivi. Vi prego fate i bravi, manca davvero poco per riprenderci almeno un po’ quello che quest’anno ci ha tolto».

Intanto da ieri la direzione Marche Nord ha portato da quattro a due le sale chirurgiche attualmente attive. Ad essere ridotta l’attività di chirurgia programmata, non urgente e in day surgery, recuperando, come del resto sono gli stessi sindacati della sanità a chiedere, infermieri dal blocco operatorio.

Attività ospedaliera no Covid rimodulata anche al Santa Croce di Fano con la chiusura della cardiologia. Una decisione, che la direzione sanitaria ha preso per far fronte anche alla mancanza di medici anestesisti.

La pressione
Una situazione di pressione e difficoltà nella gestione del personale sanitario che ha spinto le parti sociali del comparto sanità con i coordinatori delle rappresentanze sindacali unitarie a farsi sentire proprio sul nodo delle carenze di personale e sulla pressione lavorativa e psicologica, che stanno vivendo dopo la seconda ondata di dicembre, anche infermieri e operatori socio sanitari.

Una lettera formale da inoltrare al direttrice generale Maria Capalbo, al direttore sanitario Edoardo Berselli e alla dirigente del personale, Stefania Rasori, è questa l’intenzione condivisa dalle rsu sindacali. Il problema oggi come un anno fa è sempre lo stesso: non ci sono state assunzioni aggiuntive.

La carenza del personale
«Per gestire l’attuale situazione di emergenza con un aumento della pressione, che ogni giorni si fa sentire – osservano i referenti sindacali Alessandro Contadini (Cisl) e Vania Sciumbata (Cgil) – la scelta di ridurre alcune delle attività programmate, che finora erano garantite è per noi quanto mai necessaria. Serve in questo momento dare ossigeno a tutti gli infermieri e sociosanitari del dipartimento di emergenza-urgenza. E’ il solo personale del dipartimento infatti, ad avere in questa particolare situazione ferie bloccate e senza la possibilità di alcuna rotazione».

L’ultimo report
«Dopo l’ultimo report, che ci era stato fornito a fine 2020 dall’azienda ospedaliera - puntualizzano - non sono state fatte assunzioni di nuovi infermieri e resta il problema della graduatoria dell’attuale maxi concorso, da cui possono attingere anche le Aree vaste marchigiane. Infermieri o operatori socio sanitari vengono richiamati dai turni di riposo. Segnalazioni, che vengono filtrate dall’interno raccolte fra operatori e rappresentanze sindacali unitarie per doppie notti e criticità organizzative in tutti i reparti Covid e al pronto soccorso».

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