Chiude mastro Geppetto, la fabbrica di Pinocchio piegata dalla crisi del turismo internazionale per due anni di Covid

Chiude mastro Geppetto, la fabbrica di Pinocchio piegata dalla crisi del turismo internazionale per due anni di Covid
Chiude mastro Geppetto, la fabbrica di Pinocchio piegata dalla crisi del turismo internazionale per due anni di Covid
di Véronique Angeletti
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Venerdì 29 Luglio 2022, 07:10 - Ultimo aggiornamento: 09:24

MONTECALVO IN FOGLIA - Scompare la fabbrica delle fiabe con le sue botteghe emozionali. Dopo 40 anni d’attività, Francesco Bartolucci, il mastro Geppetto del Montefeltro, chiude la sua azienda di burattini artigianali in legno di Montecalvo in Foglia e annuncia la chiusura dei negozi di Firenze e Roma.

«Ha vinto il Covid, l’epidemia – spiega la moglie Mariagrazia Stocchi – per prodotti unici come i nostri, acquisti che obbediscono ai colpi di cuore, souvenirs che cristallizzano momenti, è stato fatale l’assenza di turisti e la non ripartenza dei flussi dall’Asia». 

I conti non tornano
L’azienda del “Pinocchio, incanti e rimembrilli”, parola coniata per evocare il “brillante” legame tra gli oggetti creati da Bartolucci e chi le possiede, «ha retto - osserva Mariagrazia – per i primi due anni ma, come tutti gli artigiani, abbiamo i nostri costi fissi e seppur abbiamo avuto l’aiuto degli ammortizzatori sociali, i conti alla fine dettano legge».

Con un video, girato ieri la famiglia Bartolucci, sui social, in questi giorni saluterà tutti gli amici del loro grande regno: 40 dipendenti, una produzione annua di 700mila articoli, negozi monomarca, stores, rivenditori in 150 città, da Dubai alla Corea del Sud, che hanno venduto più di un milioni di Pinocchi.

La Bartolucci, oggi, è l’unica azienda ad aver ricevuto l’autorizzazione a replicare il burattino realizzato per il film, con Nino Manfredi, di Luigi Comencini del 1972 e, nel 2005, si occupò dei burattini per la fiction della Rai con Bob Hoskins ottenendo poi la targa d’onore della Fondazione Collodi per la diffusione dell’immagine di Pinocchio nel mondo. «La nostra storia – incalza Mariagrazia – è una vera storia italiana. È la storia di un artigiano che ha messo tutta la sua passione nel creare una cosa unica. Per farlo ci ha messo quarant’anni ma, ad un certo punto, non può combattere contro i mulini a vento e, quindi sa che è arrivato il momento di arrendersi». Creatori, da una vita, di piccole gioie, Francesco e sua moglie, non si rassegnano tuttavia ad andarsene lasciando una scia di sconforto.

Tristezza e soddisfazione
«Siamo tristi perché il nostro mondo sta per scomparire ma ce ne andiamo con nel cuore il sentimento, anzi la soddisfazione, di essere riusciti a portare nelle case tanti sorrisi. Perché nei nostri negozi, si entrava con il sorriso e si usciva con il sorriso ed un’aria sognante e siamo convinti che tutti i sogni che la Bartolucci ha condiviso con tutti, dai suoi rivenditori a generazioni di clienti, rimarranno nel cuore di ognuno. E poi - concludono - abbiamo la speranza che qualcuno riprenda quel sogno in mano e lo riporti in vita e poco importa se lo farà come lo abbiamo ideato o diversamente». 

Un’avventura da rilanciare
Dalle carte, sembra che la favola sia finita. Ma non è facile immaginare che questo brand, nato per sfida nel 1981, quando Francesco intagliò il suo primo Pinocchio, emblema dell’Italia del saper fare e anche delle Marche tra tradizione ed innovazione, non ci sia più. La Bartolucci ha messo in moto strategie vincenti con corners emozionali che, in ogni negozio, ricreavano addirittura l’atmosfera della bottega dell’alto Pesarese con un bancone segnato dagli strumenti, dal tempo, altare dell’intaglio. Strategie di marketing esperienziale che hanno fatto salire il brand nella top 15 dei più belli negozi di giocattoli al mondo.

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