Pesaro, weekend di tanti assembramenti e poche mascherine, il sindaco sbotta: «Non va bene, rischiamo tanto»

Lunedì 25 Maggio 2020 di Silvia Sinibaldi
Pesaro, weekend di tanti assembramenti e poche mascherine, il sindaco sbotta: «Non va bene, rischiamo tanto»

PESARO Non è difficile strappargli una opinione. Il sindaco Matteo Ricci non utilizza perifrasi: «Non mi piace, non va bene». Lui è stato un osservatore speciale del weekend senza lookdown, un osservatore attento certo ma anche preoccupato come aveva ammesso nella vigilia rimarcando il suo mantra «Stiamo sparsi» ripetuto sui social e sui tradizionali organi di informazione. Alcune serate tiepide che hanno preceduto il fatidico sabato sera, avevano già indicato un innalzamento della febbre da movida e il sindaco lo aveva già registrato tanto che per l’occasione i controlli delle forze dell’ordine erano stati ancora una volta rafforzati. Un’intuizione che si è amaramente rivelata corretta.

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«Non va bene - ripete il sindaco - proprio non va bene, non giudico positivo quanto accaduto in questo fine settimana perchè in giro c’era troppa confusione, troppo caos con tanti volti privi di mascherina, capannelli di giovanissimi senza nessuna prudenza neanche in fatto di distanziamento
 
«Hanno ricostituito le compagnie e sono tornati a muoversi in grandi gruppi. Si sono affollati tutti nei locali e nel lungomare. Di notte hanno scelto le spiagge e mi sono stati segnalati bivacchi e affollamenti negli arenili». 
Sabato sera Ricci ha inforcato la bicicletta ed è andato a osservare di persona come stavano andando le cose e ne ha ricevuto una immagine poco confortante. ma non è l’unico.
Situazione comune
«Siamo tanti sindaci e tutti preoccupati. Ieri ci siamo sentiti dalle zone più colpite di tutta Italia e il copione è stato più o meno lo stesso. Stiamo riflettendo su come rispondere a questo tipo di trasgressioni. Non siamo soddisfatti delle reazione dei cittadini anche se per tutti il problema ha riguardato i giovani e gli adolescenti. la stragrande maggioranza della popolazione ha compreso la situazione e ha adottato e adotta le precauzioni necessarie. In generale gli adulti sono tornati a uscire di casa ma mettono in atto comportamenti adeguati. Ma non basta».
La comunicazione
C’è forse una necessità di diversificare la comunicazione e renderla più efficace rispetto ai giovani. Chiarire che mascherine, guanti e distanza non sono manifestazioni di debolezza o di paura ma elementi di civiltà e di consapevolezza. SEnza dimenticare che proprio le situazioni di famiglia e di amicizia, quelle che ci inducono ad allentare la presa, alla fine si rivelano le più complesse, molto più a rischio - stando ai dati più recenti - di quanto non accada nei luoghi di lavoro.

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