Pesaro, violenza sulle donne, l'inferno è in casa: 22 richieste di aiuto durante il lockdown

Domenica 7 Giugno 2020 di Luigi Benelli
Pesaro, violenza sulle donne, l'inferno è in casa: 22 richieste di aiuto durante il lockdown

PESARO - Settimane chiusi in casa, il rischio di un aumento di conflittualità nel rapporto di coppia e soprattutto il timore di violenze. Il Centro Parla con Noi, servizio dell’Ambito territoriale 1, non è stato mai chiuso durante il periodo del lockdown. Anzi aveva lanciato un appello per portare a galla situazioni sommerse, dove la paura di raccontare era più forte delle vessazioni subite.

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Ogni giorno, le operatrici del centro antiviolenza e le operatrici da casa con cellulari aziendali, hanno continuato a portare avanti i contatti con le donne e quindi i loro percorsi di uscita dalla violenza. «Abbiamo continuato a mettere a disposizione colloqui di accoglienza, di consulenza psicologica e colloqui informativi di carattere legale. Sicuramente in un primo momento c’è stato un drastico calo delle chiamate» dicono al Cav. Sono stati 3 i nuovi contatti a marzo, sono saliti a 10 ad aprile, mentre a maggio sono state 9 le donne che hanno chiesto aiuto. 
 
Nuovi casi
«Questi 22 nuovi casi sono donne che per la prima volta hanno chiamato al centro. Le donne che già seguivamo, tranne che in due casi, hanno tutte mantenuto la relazione con noi. Magari più sporadicamente ma siamo comunque sempre riuscite a continuare a tessere il filo della vicinanza. Il lavoro al telefono non è stato semplice anche se le donne hanno sempre apprezzato la preziosità dell’intervento. Ad oggi le donne che stiamo seguendo sono 45. Dal 1 giugno, abbiamo ripreso i colloqui in presenza, chiaramente nel massimo rispetto di tutte le norme Covid e rimarchiamo a tutte la possibilità di chiamare il lunedì ed il mercoledì dalle 8.30 alle 12.30 il venerdì dalle 9.00 alle 11.00 ed il giovedì pomeriggio dalle 14.00 alle 18.00 allo 0721/639014 oppure comporre il 1522 numero nazionale gratuito». Nello stesso periodo dello scorso anno i contatti furono maggiori, 38. Ma l’assessore alle pari opportunità Sara Mengucci analizza la situazione con lucidità. «Data la situazione Covid-19 ci sono stati due scenari: il primo ha visto una conflittualità più alta laddove c’erano situazioni di convivenza poiché le stesse donne facevano fatica a contattare il Cav a causa della forzata coabitazione e ad esempio abbiamo riscontrato chiamate più brevi dove comunque si intuiva che c’era il pericolo per le donne e la difficoltà a trovare un momento per parlarne. Altro scenario è di alcune donne che vivendo una fase di separazione dall’ex marito o ex convivente hanno potuto vivere invece più tranquille perché con l’isolamento non c’era il pericolo di incontrarlo o di riceverlo in casa. Ci tengo a ringraziare le operatrici del Centro Antiviolenza perché nonostante Covid-19 il servizio è stato garantito, seppur solo telefonicamente. È fondamentale che un servizio come questo sia sempre un punto di riferimento per le donne vittime di violenza». Il centro in 10 anni di attività a sostegno delle donne ha trattato ben 1.170 casi in questa decade e sempre più donne hanno vinto il muro di oppressione, vergogna, omertà.

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