Pesaro, tornati dalla Croazia e chiusi in casa da giorni in attesa del tampone: «Ci hanno dimenticati»

Giovedì 20 Agosto 2020 di Luigi Benelli
Pesaro, tornati dalla Croazia e chiusi in casa da giorni in attesa del tampone: «Ci hanno dimenticati»

PESARO - Arrivati dalla Croazia, ma dopo tre giorni non hanno ancora avuto comunicazioni per effettuare il tampone. E’ il cortocircuito che una coppia di pesaresi sta vivendo dopo il decreto del Ministero che prevede una stretta sugli arrivi dall’estero, dopo l’aumento dei casi di contagio di rientro dalle vacanze nelle ultime settimane. La legge precede un “test molecolare o antigenico, da effettuarsi con tampone, per chi arriva da Croazia, Grecia, Malta e Spagna”.

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Ai fini del contenimento della diffusione del coronavirus, infatti “viene istituito l’obbligo di presentazione al momento dell’imbarco l’attestazione di essersi sottoposti, nelle 72 ore antecedenti all’ingresso nel territorio nazionale, ad un test molecolare o tampone e il risultato negativo. In mancanza è obbligatorio sottoporsi al tampone al momento dell’arrivo entro 48 ore dall’ingresso nel territorio nazionale presso l’azienda sanitaria locale di riferimento”. In questo lasso di tempo l’Area Vasta 1 ha previsto un isolamento fiduciario.
 
Stefano e la sua compagna raccontano quanto accaduto: «Siamo stati in Croazia e siamo tornati al porto di Ancona il 17 agosto. Appena ci siamo imbarcati ci hanno fatto firmare dei fogli con le nostre generalità che sarebbero serviti all’Asur per avere i nominativi delle persone che entro 48 ore avrebbero dovuto effettuare i tamponi. Sin da Ferragosto abbiamo iniziato a chiamare e contattare i vari uffici per avere risposte su come e quando avremo dovuto sottoporci al tampone. È stata un’odissea perché di fatto non abbiamo avuto risposte, se non confuse e contrastanti. Il nostro laboratorio privato di riferimento è chiuso fino al 24 agosto, dunque pensavamo di essere contattati dall’Asur ma di fatto nessuno ci ha convocati o dato indicazioni su come procedere. Ad oggi siamo in isolamento fiduciario ma siamo in una situazione problematica con i nostri datori di lavoro, per questo chiediamo un urgente riscontro». A casa e senza risposte i due ragazzi hanno chiamato anche il loro medico di base. «Ci ha detto che non siamo in nessuna lista per effettuare il tampone e probabilmente questa attesa non è giustificabile come malattia, quindi non sappiamo neppure come giustificarci per quanto riguarda il lavoro. È una situazione assurda perché da Ancona siamo stati rimbalzati a Pesaro e probabilmente a Fano dove dovrebbe essere gestito il centro tamponi. E ora qui siamo stati dimenticati, in isolamento a casa. Abbiamo inviato mail, effettuato telefonate, lasciato tutti i nostri contatti. Nessuna risposta. Che cosa dobbiamo fare? E’ una situazione inaccettabile».

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